Viterbo – Associazione a delinquere, via al processo.
Davanti al giudice un altro troncone della vicenda “Mamuthones”. Doveva iniziare ieri il processo a Pier Paolo Mulas e Mario Tatti, arrestati l’anno scorso nell’inchiesta sulla banda dedita a furti e ritorsioni. L’udienza è slittata a novembre: per un problema di notifica, Tatti non ha potuto essere presente in aula.
Mulas e Tatti sono accusati di associazione a delinquere insieme a due fratelli sardi residenti nel Viterbese da circa trent’anni, Salvatore e Gavino Medde, decisi a uscire dalla vicenda col patteggiamento, come già gli altri loro due fratelli, Giuseppe e Giovanni Medde, arrestati per reati minori sempre nello stesso blitz.
Tatti ha chiesto il rito abbreviato condizionato all’ascolto di Mulas e dei figli, per le ipotesi di associazione a delinquere e detenzione illegale di arma. Mulas, invece, sarà giudicato allo stato degli atti, in base a quanto raccolto dai carabinieri della compagnia di Ronciglione in fase di indagini. Entrambi, a quasi un anno dal blitz, sono ancora agli arresti domiciliari.
13 persone finirono in manette all’alba del 3 novembre scorso, nell’inchiesta coordinata dal pm Fabrizio Tucci. Era l’operazione “Mamuthones”, per sgominare la banda a prevalenza sarda che terrorizzava le campagne della bassa Tuscia. Furti in aziende e casali da decine di migliaia di euro a notte. E poi le armi, molte delle quali non trovate, e altri episodi contestati singolarmente, come la rapina a una 60enne legata, imbavagliata e presa a pugni, a opera di Mulas.
Parte civile al processo, un agricoltore di Sutri che si è visto portare via un trattore, 60 quintali di nocciole e 200 litri di gasolio.

