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Omicidio del Riello, Battaglia figlio di un pentito di camorra

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Sabato Louis Francesco Battaglia

Sabato Louis Francesco Battaglia 

Sabato Louis Francesco Battaglia

Sabato Louis Francesco Battaglia, il 22enne fermato per omicidio volontario

Martino Galasso

Martino Galasso, pentito di camorra, padre di Sabato Battaglia

Federico Venzi

Federico Venzi, la vittima

Omicidio del Riello - La conferenza stampa

Omicidio del Riello – La conferenza stampa

Viterbo Omicidio del Riello - Il luogo dell'aggressione

Viterbo Omicidio del Riello – Il luogo dell’aggressione

Viterbo Omicidio del Riello - Il luogo dell'aggressione

Viterbo Omicidio del Riello – Il luogo dell’aggressione 

Viterbo – Sabato Battaglia era il figlio di un pentito di camorra.

Il ventiduenne arrestato per l’omicidio del Riello (fotocronaca – slide – video), all’alba del 27 settembre, ha origini campane.

Una storia di profonda sofferenza alle spalle: il padre, Martino Galasso, si è impiccato nel 2011. Il primo pensiero degli inquirenti fu l’omicidio camuffato da suicidio, ma l’indagine sarebbe stata archiviata come morte autoindotta. 

Lo sapevano tutti, a Viterbo. In serata su Facebook non si parlava d’altro, ma nessuno ha ritenuto di dirlo subito agli investigatori che, non a caso, hanno parlato di “omertà” oggi, in conferenza stampa: da parte di chi è stato ascoltato bocche cucite su Battaglia, sulla sua vita, sulla sua famiglia. Non hanno collaborato i suoi amici, né quelli della fidanzata Lorella Colman, studentessa vetrallese 22enne denunciata per favoreggiamento per non aver mosso un dito mentre Sabato riduceva in fin di vita Federico Venzi, 43 anni, romano residente a Caprarola. Piccoli precedenti di polizia alle spalle per vari reati.

Nessuno – neanche Battaglia, probabilmente – si aspettava un omicidio. Venzi ha incrociato la coppia verso le 4,45 di domenica mattina in via della Palazzina, con un amico di origini marocchine. Ubriachi, hanno detto qualcosa alla coppietta. Venzi li avrebbe importunati, così avrebbe riferito Battaglia nel lungo interrogatorio davanti al pm Massimiliano Siddi domenica pomeriggio.

La coppietta ha camminato verso via Aldo Moro inseguita dai due che, a malapena, si reggevano in piedi. Paura? Rabbia? Spavalderia o istinto di protezione nei confronti della fidanzata? Nessuno lo sa. Battaglia ha sferrato un pugno in bocca a Venzi spaccandogli i denti e poi almeno un altro cazzotto altrettanto violento. Ma a giudicare da com’era ridotta la vittima deve aver continuato ancora a pestarlo, anche mentre era a terra: il volto di Venzi era irriconoscibile. In quelle condizioni è arrivato all’ospedale Belcolle, con l’amico sbronzo accanto a lui che non è riuscito neppure a chiamare i soccorsi. 118 e carabinieri sono stati avvertiti dagli amici di una vittima del triplo incidente mortale sulla Tuscanese. Venzi è morto nel giro di un paio d’ore.

Già domani, forse, sarà affidato l’incarico al medico legale per l’autopsia. Dopodomani, probabilmente, l’interrogatorio di garanzia, per la convalida del fermo per omicidio volontario.

Intanto, l’arresto di Battaglia fa discutere e divide. Sul ragazzo, pende un precedente di polizia per lesioni. Un episodio per il quale Battaglia non è stato condannato con sentenza definitiva, ma che suggerisce come il 22enne non sia nuovo ad alzare le mani: non è un caso che in certi ambienti giovanili sia conosciuto come violento e attaccabrighe. Sui social network, c’è anche chi è disposto a scagionare Sabato: un bravo ragazzo, bello come un attore, amante degli animali, che lavorava sodo e che ha punito chi se l’è cercata. Dalle indagini dei carabinieri del colonnello Mauro Conte, però, risulta una difesa sproporzionata all’offesa: Venzi e l’amico, provenienti da un locale in via De Lellis, barcollavano in preda ai fumi dell’alcol. Tant’è che l’amico della vittima non è stato in condizioni neppure di chiamare i soccorsi. E forse la sua sola testimonianza, scarsamente lucida, non sarebbe stata sufficiente senza quella dei passanti che hanno allertato le forze dell’ordine. 

Negli investigatori e in parte dell’opinione pubblica prende corpo l’idea di una tragedia inutile perché evitabile. Un eccesso di forza che, adesso, si ritorce come un boomerang contro chi non ha saputo dosarla e si ritrova in carcere.

Sarebbe bastato poco per avere ragione di un molestatore come quello. Sarebbe bastato meno dei pugni. Dei denti spaccati. Del volto maciullato. Forse bastava una corsa. Sicuramente bastava meno di un omicidio.

Stefania Moretti


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