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Operaio 33enne morto, sette condanne

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L'operaio Sergio Capitani, morto in un incidente sul lavoro

L’operaio Sergio Capitani, morto in un incidente sul lavoro

Il tribunale di Civitavecchia

Il tribunale di Civitavecchia 

Civitavecchia – Tutti condannati.

Termina così il processo per l’omicidio colposo di Sergio Capitani, operaio tarquiniese morto a 33 anni mentre lavorava con una squadra di colleghi in un cantiere alla centrale di Torrevaldaliga Nord di Civitavecchia.

A cinque anni dall’incidente che costò la vita a Sergio, arrivano sette condanne su sette.

Un anno e mezzo a Ivano Ruggeri e Nicola Bracaloni, all’€™epoca responsabili dell’€™impianto Enel; un anno al dipendente Enel per il servizio di assistenza meccanica Michele Petito, al capoturno responsabile del settore pulizie industriali Enel Luigi Stampella, ai responsabili Sergio Cappelletti e Francesco Sotgiu, per i servizi pulizie industriali e prevenzione e protezione e al caposquadra Vincenzo Trippanera, tarquiniese come Sergio.

La sentenza del giudice del tribunale di Civitavecchia Filocamo è arrivata intorno alle 12,30.

“Siamo soddisfatti, anche se mai nessuno potrà più ridarci Sergio”, afferma Davide Capitani, cugino dell’operaio e avvocato dei familiari.

Il 33enne fu travolto da un getto di ammoniaca e acqua uscito di colpo da una condotta ostruita. Un impatto violento al punto da scaraventarlo contro un palo: il colpo alla testa gli fu fatale.

Il pool di periti per accertare la dinamica dell’incidente parlarono di una “cannonata d’acqua mista ad ammoniaca”: Sergio ha avuto la sfortuna di trovarsi nella sua traiettoria, ma le condizioni per lavorare in sicurezza non c’erano, secondo la durissima relazione dei periti, considerando che la squadra di Sergio lavorava su un ponteggio alto 12 metri, senza vie di fuga e tra tubature pronte a esplodere, senza alcun sistema di disostruzione.

“Dopo un iter lungo e faticoso, abbiamo la soddisfazione di una sentenza che conferma quanto abbiamo sempre sostenuto: la prevedibilità di una tragedia era alta ed erano tutti consapevoli di mandare allo sbaraglio un’intera squadra di operai, data la non congruità dei sistemi di sicurezza – continua Davide Capitani -. Il nostro augurio è che questa sentenza possa insegnare qualcosa, oltre a smuovere le coscienze degli stessi imputati. Investire nella sicurezza può salvare delle vite“.


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