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Prelevato il dna ai tre sardi

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Viterbo - Operazione Terra madre - Antonio Pira

Viterbo – Operazione Terra madre – Antonio Pira 

Viterbo - Operazione Terra madre - Uno dei fratelli Pira

Viterbo – Operazione Terra madre – Uno dei fratelli Pira 

Viterbo - Operazione Terra madre - Uno dei fratelli Pira

Viterbo – Operazione Terra madre – Uno dei fratelli Pira 

Viterbo - Operazione Terra madre - Il materiale sequestrato

Viterbo – Operazione Terra madre – Il materiale sequestrato 

Viterbo - Operazione Terra madre - Il materiale sequestrato

Viterbo – Operazione Terra madre – Il materiale sequestrato 

Viterbo - Carabinieri - Operazione Terra madre

Viterbo – Carabinieri – Operazione Terra madre 

Farnese – Attentato intimidatorio all’ex sindaco Pomarè, prelievo del dna ai tre sardi (video – Terra madre: fotocronaca – slide).

L’accertamento, prelevando campioni di saliva, è stato eseguito nei giorni scorsi dai carabinieri di Tuscania insieme ai colleghi di Farnese e a un maresciallo della scientifica. Servirà a effettuare un riscontro sul materiale sequestrato all’epoca dei fatti, quando i tre pastori sardi vennero arrestati nell’operazione Terra madre.

I tre sono ai domiciliari, accusati, a vario titolo, di atti persecutori, detenzione e porto abusivo di armi clandestine, furti aggravati e abigeato.

Per i fratelli Marco e Paolo Pira e il padre ultrasettantenne Antonio, a inizio agosto, era anche stata respinta dal gip la richiesta di permesso lavorativo.

Da qui la scelta della difesa di ricorrere al Riesame, per chiedere l’annullamento dell’ordinanza o insistere sulla possibilità di concedere un permesso lavorativo per accudire il gregge.

Se ne discuterà il 9 settembre di fronte ai giudici romani.

Il 19 febbraio l’ex sindaco Dario Pomarè trova il suo uliveto distrutto: 160 piante rase al suolo. Un atto chiaramente intimidatorio, cui si aggiungono l’incendio di un casale, un trattore e un rimessaggio e il massacro dei cani da caccia di Pomarè. Un’uccisione così efferata da ritrovare i bastoni usati per finirli spezzati accanto alle carcasse.

E’ da quel momento che scattano le indagini dei carabinieri della stazione locale, coordinata da Fedele Abbadessa, con il nucleo operativo radiomobile di Paolo Clementucci e l’intera compagnia, agli ordini del maggiore Pietro Rajola Pescarini.

Nella lista dei Pira, altre 40 persone, oltre Pomarè, su cui vendicarsi, dopo la riforma della regolamentazione dei terreni a uso civico che li avrebbe penalizzati. Chi aveva firmato la doveva pagare. Almeno queste sarebbero state le intenzioni dei tre arrestati, stando a quanto risulta dalle indagini.

Sequestrati, durante le perquisizioni, scanner, circa 500 cartucce a palla singola, quattro passamontagna, tre cartuccere, diversi pugnali del gente proibito, un puntatore laser notturno.

Altre tre persone sono state denunciate: due per detenzione abusiva di armi e un’altra per aver fiancheggiato i tre componenti in diverse occasioni.


 

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