Viterbo – “E’ stato un sacrificio fatto con orgoglio, ed è andata alla grande”.
Costruire la macchina di santa Rosa, non è stato, per Vincenzo Fiorillo, un lavoro qualunque. Insieme ai figli e al suo staff ha portato avanti tutte le fasi con la convinzione di voler fare qualcosa di grande per la città. I consensi della gente gli hanno dato ragione.
Ha preso nelle mani il disegno dell’ideatore Raffaele Ascenzi e ne è venuta fuori una macchina al di sopra delle aspettative. Da viterbese, ne va fiero, perché il suo desiderio più grande era quello di onorare la santa, riaccendendo la spiritualità della festa.
“E’ andata alla grande – dice Fiorillo -. Non ci aspettavamo tutto questo successo. Abbiamo lavorato per dare qualcosa di nuovo alla città, puntando soprattutto alla religiosità. Tutto quello che avevamo pensato è andato in porto. Vorremmo dare a Viterbo sempre di più”.
Giovedì, 10 settembre, i costruttori Fiorillo organizzano la tradizionale fagiolata sotto la macchina. “In quell’occasione, a nostre spese, riprodurremo su uno schermo le immagini del trasporto. Sarà un modo per rivivere insieme a tanti quei momenti densi di emozioni. Domenica, poi, è previsto un concerto con la corale dell’Unione musicale viterbese diretta da don Roberto Bracaccini. Vogliamo fare il massimo perché la città viva il settembre come merita.
Sono contento per come sono andate le cose e per Viterbo. Non ne faccio una questione personale, del resto, la macchina è di tutti e lo abbiamo dimostrato perché, nel costruirla, abbiamo aperto le porte a chiunque. Ed è stata una soddisfazione veder gente venire a qualsiasi ora, di sera, di sabato o a Ferragosto, anche solo per avvicinarsi”.
Da viterbesi doc hanno vissuto i preparativi sulla pelle. Lavorando con il cuore. “Il nostro obiettivo era quello di avvicinare la gente alla festa, facendo riemergere la spiritualità. In questo, Raffaele Ascenzi ci ha aiutato, fornendoci una macchina molto bella e piena di contenuti. Noi siamo stati bravi e fortunati a realizzarla, ci dicono, addirittura meglio del bozzetto. Non poteva andare meglio di così. I consensi sono tanti, anche da parte della stampa che ringrazio per aver documentato e fatto vivere alle persone, quotidianamente, tutto quello che è stato la macchina di santa Rosa”.
Mesi di sudore e lavoro al capannone sulla Tuscanese. Senza orari. Pause. Un impegno no stop con un unico obiettivo. “La fatica è stata grande, ma quando si è “tutti di un sentimento”, e prendo in prestito l’espressione dei facchini, ogni cosa diventa meno difficile. Magari ci si stanca tutto il giorno fino a sera, ma poi si riparte con la consapevolezza di fare una cosa non solo per sé stessi, ma soprattutto per gli altri. E’ stato un sacrificio fatto con orgoglio e la soddisfazione fa dimenticare tutto”.
Ora si volta pagina, ma i ricordi di questa esperienza, per Fiorillo, resteranno indelebili. “Il capannone ora è un pò vuoto – ammette -. Di questi giorni, non dimenticherò il momento in cui abbiamo messo la santa sulla cima della macchina. E’ stato unico. Toccante. Ho visto la gente commossa e mi ha fatto piacere. Significativo è stato anche il primo “sollevate e fermi” con tutta le responsabilità che sentivamo sulle spalle.
Specie a via del Corso, dove abbiamo preso le misure al centimetro per giorni e giorni, per far tornare le distanze. Bisogna mettere tutto in conto, ma poi quando vedi che la macchina passa entro i 5 centimetri che erano stati previsti, beh – esclama – è un’emozione forte che non va via facilmente”.



