Viterbo – Ore contate per la sentenza “Love’s House”.
Il processo a Silvano D’Ascanio, titolare dell’agenzia pubblicitaria Studio Uno, e ad altri quattro imputati per sfruttamento della prostituzione si chiuderà martedì. Sentenza sicura. Nessuna possibilità di rinvio, perché non manca nient’altro, a parte la camera di consiglio dei giudici e la decisione.
Accusa e difesa hanno presentato le loro conclusioni all’ultima udienza a luglio, tirando le somme di una vicenda iniziata nel lontano 2007. Il blitz “Love’s House”, di polizia e carabinieri, fa scattare l’arresto per D’Ascanio e due immobiliaristi. Sotto inchiesta finiscono anche diversi titolari degli appartamenti ridotti ad alcove del sesso: l’accusa, in pratica, è di aver lucrato sugli affitti, proprio per la “particolare destinazione d’uso” degli alloggi, sequestrati a decine. Gli investigatori hanno illustrato al processo la mappa delle “case dell’amore”: una Viterbo a luci rosse nel segreto degli appartamenti del centro storico, in un reticolo di viottoli tra i Cappuccini, Pianoscarano e Valle Faul. O dietro le centralissime piazza della Rocca e piazza delle Erbe. Alcune “erano diventate più famose del Corso – hanno raccontato i testimoni al processo – con un via vai continuo, specialmente di sera”.
E poi, il filone annunci erotici, che riguarda il solo D’Ascanio, che raccoglieva la pubblicità per il Corriere di Viterbo dove, puntualmente, figuravano inserzioni che il pm Stefano D’Arma ha definito “fin troppo esplicite” nella sua requisitoria. La richiesta della procura è di 2 anni e 10 mesi di reclusione per D’Ascanio, che con gli annunci erotici, secondo i magistrati, copriva il 30-40 per cento annuo del suo fatturato.
La difesa, rappresentata dall’avvocato Marco Ricci, obietta che Studio Uno, come agenzia pubblicitaria, tratteneva solo il 25 per cento dei guadagni, mentre era la società editrice del Corriere a incassare il resto. In più, tutto regolare: nessuna “cresta” sul prezzo degli annunci, nessun “trattamento di favore” o diverso dal solito.
L’ultima parola al tribunale.
