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“Si crei un servizio idrico integrato provinciale”

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Francesco Chiucchiurlotto

Francesco Chiucchiurlotto

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo –  Gentilissimo presidente della provincia di Viterbo, ho appreso che al capezzale della moribonda Talete si stia giungendo alla determinazione di effettuare all’agonizzante un ulteriore trasfusione di sangue in vista di un suo trasferimento nel nosocomio unico regionale Acea.

Mi permetta alcune considerazioni.

La malattia mortale che affligge Talete è stata più volte diagnosticata: i comuni che la compongono non hanno il proprio bilancio idrico a pareggio, né l’avevano al momento della costituzione della società; anzi forse l’adesione è avvenuta cercando di ottenere ogni possibile singolo vantaggio a scapito del bilancio comune.

Le passività singole sono divenute collettive, aggravatesi poi con i costi degli apparati di legge, consiglio d’amministrazione e segreteria tecnico operativa, costi societari propri.

Ma soprattutto c’è l’impossibilità di realizzare economie di scala, stante l’esiguo numero delle utenze su un territorio vasto come il Viterbese, il cosidetto “Ato debole”, secondo la lapalissiana “Teoria del tubo”: su cento metri di condotta in una via di Roma riscuoto il canone di 1000 utenti e programmo di conseguenza; su cento metri di condotta a Roccagiovine, riscuoto il canone di 10 utenti e programmo di conseguenza.

Applicando il principio di solidarietà di cui all’art. 1 della legge Galli, dovrei compensare a favore del più debole, l’introito del più forte.

Ma non è andata così sinora, nell’Ato2 Roma per esempio: sia perché i ricavi dei canoni a regime avevano prodotto un equilibrio gestionale per modificare il quale si debbono rialzare le tariffe; sia perché la natura giuridica e la ragione sociale di Acea spa, che gestisce Ato2 sono vocate al profitto ed alla quotazione di borsa (ne ha fatto giustizia parziale il recente referendum sull’acqua pubblica).

E’ di tutta evidenza che interventi nei piccoli comuni che coprono la maggioranza del territorio e in frazioni montane o periferiche rispetto ai centri operativi, comporti costi aggiuntivi rispetto a quelli effettuati oggi in loco dai comuni, ne consegue che una gestione unitaria regionale è destinata a far levitare le tariffe, senza alcuna garanzia di un miglioramento del servizio.

Il mito dell’associazionismo virtuoso ed economico è da tempo stato smentito ed ha ricevuto sanzione definitiva dalla Relazione 2013 della Corte dei conti sulle Unioni di comuni.

Le grandi opere, i grandi apparati, le privatizzazioni, le finanziarizzazioni (toccherà presto alle Poste), sono state e saranno la sciagura di questo Paese; piccolo è non solo bello, ma anche utile.

C’è però una novità: le nuove province uscite dalla legge Del Rio sono espressione diretta dei comuni, anzi per certi versi “sono i comuni” che associati si gestiscono funzioni e servizi a rete e d’area vasta.

Ma il Sistema idrico integrato non è un servizio a rete e d’area vasta?

Mi pare difficile negarlo, quindi perché non fermarsi ad elaborare insieme alla Regione Lazio, almeno per Viterbo e Rieti, Ato deboli per eccellenza, una diversa forma sia gestionale sia di governo del territorio rispetto a captazione, distribuzione, depurazione dell’acqua?

All’interno di un periodo transitorio necessario per riparare ai guasti dell’esperienza fatta, legiferato dalla Regione, in cui ogni comune, sia dentro che fuori Talete, sotto stretto controllo provvede all’equilibrio del proprio bilancio idrico, si crei gradualmente il Servizio idrico intergrato provinciale con i tempi e le modalità che ci vogliono, centralizzando a mano a mano la programmazione delle opere insieme alla Regione; coordinando la gestione manutentiva delle reti e degli apparati tecnici attraverso convenzioni di avvalimento del personale di ogni singolo comune; senza big bang operativi o scadenze ordinatorie risilbili, ma soprattutto con un sano buon senso di cui i sindaci si avvalgono, spesso come ultima ratio.

Ne potete parlare oppure si andrà verso un ulteriore ed annunciato fallimento, con sullo sfondo il consueto Pantalone che paga?

Confidando nel senso pragmatico di pater familias che ha sempre contraddistinto il suo impegno amministrativo, auspico una sua attenzione, se non convinta almeno interessata.

Francesco Chiucchiurlotto
già sindaco di Castiglione in Teverina
già componente della consulta d’Ambito Ato 1 Viterbo


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