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Salvatore e Gavino Medde, condannati a otto anni in due

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Operazione Mamuthones - Salvatore Medde

Operazione Mamuthones – Salvatore Medde

Operazione Mamuthones - Gavino Medde

Operazione Mamuthones – Gavino Medde

Carabinieri - La conferenza dell'operazione Mamuthones

Carabinieri – La conferenza dell’operazione Mamuthones 

Ronciglione – Quattro anni e due mesi a Salvatore Medde. Quattro anni a Gavino Medde.

La vicenda “Mamuthones” termina così per i due pezzi da novanta dell’inchiesta sulla banda specializzata in furti notturni e intimidazioni.

I due fratelli sardi, residenti a Ronciglione e Castel Sant’Elia, hanno patteggiato la pena, dopo lunghe trattative tra il loro avvocato Marco Russo e il pm Fabrizio Tucci. Sono le prime due condanne per associazione a delinquere, a meno di un anno dal blitz a Ronciglione e dintorni. 

L’operazione “Mamuhtones”, dalle origini sarde degli indagati, scatta all’alba: 13 arresti per sgominare la banda che terrorizzava le campagne della bassa Tuscia. Nasce da una serie di episodi apparentemente scollegati; in realtà, dietro le razzie in campagna, i militari scoprono sempre le stesse persone e una lunga serie di crimini contestati a vario titolo.

Dalla rapina a una 60enne legata, imbavagliata e presa a pugni allo stalking su una coppia di anziani. Dagli incendi a scopo estorsivo alle vendette contro i membri della banda accusati di fare la spia ai carabinieri: la lingua di animale morto, appesa al cancello di casa, e il piano per esplodere colpi d’arma da fuoco contro le auto dei “traditori”Ritorsioni che il gip Franca Marinelli ha definito di “indole mafiosa” nella sua corposa ordinanza d’arresto.

Una vicenda che, in tribunale, si è spezzata in mille rivoli, a seconda delle strategie difensive.

Pier Paolo Mulas e Mario Tatti, accusati anche loro di associazione a delinquere insieme ai due fratelli Medde, saranno processati tra un mese con rito abbreviato. Gli altri due fratelli Medde, Giovanni e Giuseppe, hanno dovuto anche loro patteggiare un anno e un anno e dieci mesi per reati minori. In tanti hanno scelto questa strada: le accurate indagini dei carabinieri di Ronciglione, nucleo operativo radiomobile in particolare, iniziate dal maggiore Guglielmo Trombetta e proseguite dal suo successore Carlo Scotti, hanno costruito un impianto accusatorio incrollabile, lasciando poco margine al processo. Al massimo in tre su tredici andranno a giudizio con rito ordinario, dopo otto condanne già portate a casa dalla procura. Una vittoria a tutti gli effetti per investigatori e inquirenti.

Salvatore e Gavino Medde sono ai domiciliari da giugno, dopo quasi otto mesi di carcere. A vario titolo con Mulas e Tatti, rispondevano degli incendi di un terreno e di un capannone (almeno uno dei quali annullato dal tribunale del Riesame) e di una serie di furti da almeno diecimila euro a notte. In un caso, svaligiarono un’azienda casearia di Ronciglione portando via 60 forme di formaggio del peso di 200 chili. E poi, furti di autocarri, trattori, nocciole e gasolio. Le vittime, tra agricoltori e imprenditori, sarebbero almeno una decina, qualcuno intenzionato a costituirsi parte civile per batter cassa agli imputati.

Anche su questo puntava ieri la difesa: dell’udienza per il patteggiamento non erano state avvisate alcune parti offese. Il tribunale poteva accogliere le eccezioni e rinviare l’udienza, ma il giudice Rita Cialoni le ha respinte. L’avvocato Russo ricorrerà in Cassazione.


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