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Una pratica ‘scontata’ di 200mila euro

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Il palazzo che era sede dell'Inpdap

Viterbo – Il palazzo che era sede dell’Inpdap

Il pm Paola Conti, titolare dell'inchiesta sull'Inps

Il pm Paola Conti, titolare dell’inchiesta 

Viterbo – 560mila euro non versati all’Inps da 19 indagati. Ma più di un terzo della somma riguarda un’unica pratica: quella di Bruno Mario Mongiardo.

Secondo i calcoli della finanza, il primario del pronto soccorso dell’ospedale Belcolle deve 204mila 366 euro all’ente previdenziale, per un riscatto della laurea che, secondo la procura viterbese, sarebbe stato eseguito tutt’altro che a regola d’arte. 

All’Inps, Mongiardo avrebbe dovuto versare 211mila euro circa. Ne paga 7mila 407, con una pratica del 2013, fatta apparire come arrivata nel 1985, secondo i finanzieri.

E’ lo “sconto” più vistoso tra tutti quelli scoperti dagli investigatori. E il nome di Mongiardo, finito tra i 19 indagati per falso e truffa dal pm Paola Conti, è uno di quelli che più hanno destato stupore nei tanti che lo hanno sempre conosciuto come un medico dalla specchiata professionalità.

La figlia Melissa, consigliera comunale a Viterbo, lo difende a spada tratta: “Mio papà è finito nell’inchiesta in maniera inconsapevole – ha scritto la consigliera su Facebook -. Confermiamo la nostra piena fiducia nella giustizia e nell’accertamento della verità, per un fatto che non è in linea né con la vita di mio padre né con la sua storia. Con il lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine, la vicenda avrà sicuramente dei risvolti di verità. Quanto al resto, non sia pretesto per inutili strumentalizzazioni”.

Le cifre risparmiate per riscatti della laurea o istanze ricongiunzione variano molto a seconda delle singole posizioni, in un range dai 3mila agli oltre 200mila euro, con importi intermedi sui 10mila, 20mila e 30mila euro.

Un vantaggio indubbio per chi andava all’Inps per curare le sue pratiche, se fossero confermati i calcoli della finanza. Ma i richiedenti sapevano quanto avrebbero dovuto pagare in realtà? In caso contrario, se l’avessero saputo, vista l’entità dei futuri danni all’ente, avrebbero accettato comunque quelle cortesie, col rischio di prestarsi a una truffa ai danni dello Stato e vedersi presentare un conto ancora più salato?

E i quattro dipendenti Inps indagati, tra cui il presidente del Sodalizio dei facchini di Santa Rosa Massimo Mecarini, a che titolo avrebbero elargito favori per 560mila euro?

Nessun tornaconto personale. Nessuna tangente, altrimenti le accuse ai dipendenti sarebbero state ben diverse. Favori fine a se stessi, dunque, a medici ed ex politici? 

A Viterbo non sarebbe la prima inchiesta del genere. Una delle più recenti riguarda l’ex comandante dei carabinieri di Tuscania Massimo Cuneo, indagato per rivelazione di segreti d’ufficio per presunte soffiate a destinatari di verifiche e controlli. Nessuna richiesta in cambio: solo la volontà di dare una dimostrazione pratica del proprio peso specifico nel proprio settore di competenza, almeno secondo quanto ricostruito finora.

Dalle indagini a un eventuale processo la strada è lunga e non è detto che il quadro investigativo tracciato finora non possa ammorbidirsi o restringersi.

Un’altra ipotesi potrebbe essere quella dell’errore materiale: che all’Inps regnasse il caos, con centinaia di pratiche ammassate per anni negli uffici in attesa di essere smaltite, è un fatto notorio e un’esigenza sentita al punto da cercare un rimedio in un progetto di eliminazione degli arretrati. Si parla di decine e decine di faldoni che, dal protocollo, dovevano essere validati. E controllare la presenza del timbro del protocollo in entrata, mancante nelle venti pratiche su settanta ritenute sospette dagli investigatori, non sarebbe stato compito di validatori come Mecarini e gli altri tre dipendenti. Chiarimenti che, forse, gli stessi indagati andranno a dare di persona in procura, una volta lette le carte. 


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