Viterbo – Abbattuto castel Firenze, non si abbattono le polemiche.
Il palazzetto anni ’30 è stato demolito per fare spazio a una nuova costruzione a primavera 2014. Decisione contestata non solo dagli abitanti in via della Grotticella, ma anche da associazioni ambientaliste.
Si trattava infatti di una costruzione particolare, realizzata dal conte Ancillotti di ritorno da un viaggio da Firenze, voluta per far portare e far conoscere l’architettura toscana a Viterbo.
Palazzina interessante e particolare, ma non tutelata, quindi abbattibile. Com’è stato.
Solo che a distanza di un anno, la vicenda ritorna d’attualità, perché alcuni condomini confinanti hanno dato incarico a un tecnico, di redigere uno studio per la verifica della conformità degli standard urbanistici del permesso a costruire rilasciato dal comune.
Se ne è occupata il geometra Erica Serafini. Ha prodotto una relazione e un elaborato inviati al comune. Senza risposta.
Nonostante l’amministrazione abbia tempi precisi per fornire delucidazioni. E la professionista qualche precisazione se l’aspetta. Intanto sull’altezza.
“Dagli studi predisposti – precisa Erica Serafini – risulta che il fabbricato attualmente in costruzione sia più alto di un metro e mezzo rispetto al Prg.
Al momento dello scavo un tecnico del comune avrebbe dovuto effettuare un rilievo altimetrico e redigere un verbale. Non mi risulta che sia stato fatto. Adesso c’è questa differenza nell’altezza”.
Anche se il punto più importante su cui Serafini attende una risposta da palazzo dei Priori è un altro.
“Il permesso a costruire – spiega Serafini – è stato rilasciato in base alla legge regionale su recupero e tradizioni storiche e costruttive. La normativa preserva l’identità storica e culturale del patrimonio edilizio e architettonico e le relative tradizioni e tecniche costruttive”.
Prescrizioni non rispettate, almeno stando allo studio: “Ovviamente la nuova costruzione che sostituisce Castel Firenze – precisa Serafini – non rientra nei canoni previsti.
Si tratta di una palazzina standard, con garage, che niente ha d’architettonico rispetto al palazzetto anni Trenta e al giardino precedenti”.
Eppure la documentazione è stata presentata e l’ok è arrivato. “In comune suppongo che i progetti li abbiano visti – osserva Serafini – si inviano normalmente.
In che modo sia stato rilasciato il permesso a costruire basandosi sulla legge che preserva le tradizioni storiche non è chiaro”.
Lo potrebbero spiegare dal comune, se solo qualcuno rispondesse. “Nessuno lo ha fatto finora. Tutto il materiale è stato inviato via pec lo scorso 6 luglio.
Dovrebbero rispondere entro trenta giorni, io sono anche andata negli uffici preposti a inizio agosto.
Mi hanno rassicurato che avrebbero provveduto, ma finora non lo hanno fatto”.
Giuseppe Ferlicca


