Viterbo – (r.s.) – Mammagialla al buio, fiaccolata di protesta della polizia penitenziaria.
Manifestazione pacifica, questo pomeriggio, davanti al carcere di Viterbo. E’ stata pensata e promossa dalle sigle sindacali di Cgil, Cisl, Sappe, Sinappe, Osapp e Uil per chiedere una risoluzione delle problematiche che da anni affliggono l’istituto e minano la sicurezza del personale: dall’inesistente impianto di illuminazione esterno, alle obsolete divise degli agenti fino ad arrivare a una carente assistenza medica.
“Questo è l’ultimo atto – dicono – di una serie di richieste che per anni sono rimaste inascoltate”. Nel mirino della protesta, in primis, la direttrice del carcere Teresa Mascolo e la provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria Maria Claudia Di Paolo.
“Dal 2008 – spiegano – l’istituto versa in uno stato di insicurezza per la mancata illuminazione esterna, la visibilità è praticamente nulla. Segnaliamo quest’anomalia da sette anni ma mai nessuno ha preso provvedimenti o stanziato un solo euro. Insomma, il problema non si è mai voluto risolvere ma ora vogliamo delle risposte prima che qualcuno si faccia male”.
Quel qualcuno sono soprattutto gli agenti di polizia penitenziaria. “Secondo la legge – dicono – se un detenuto scappa la colpa ricade sul custode. Abbiamo mogli e figli. Vogliamo essere tutelati, non pagare per un carenza che non dipende da noi. La mancata illuminazione, infatti, non ci permetterebbe di individuare un evaso già a pochi metri di distanza dal carcere pagandone direttamente le conseguenze”.
I sindacati si rivolgono anche al sindaco Leonardo Michelini e alla prefetto Rita Piermatti. “Mammagialla è un carcere di massima sicurezza dove sono detenuti anche criminali del 41bis. Se uno di loro evade – spiegano – il problema è anche di ordine pubblico. Anche il sindaco e la prefetto facciano la loro parte, diventando nostri interlocutori”.
A inasprire questo stato di agitazione anche il mancato approvvigionamento del vestiario per gli agenti di polizia penitenziaria. “L’approvvigionamento del vestiario – continuano – è fermo da anni. Le divise costrette a indossare oggi sono obsolete e non più degne di un corpo di polizia”.
Carente, secondo i sindacati, anche l’assistenza medica. “Se in servizio – spiegano – un uomo del personale incappa in un infortunio è costretto ad andare al pronto soccorso autonomamente chiedendo un permesso lavorativo”.
Lo stato di agitazione è stato lanciato lo scorso 23 ottobre da Cgil, Cisl, Sappe, Sinappe, Osapp e Uil. Con loro anche la Uspp che ieri mattina, dopo un incontro con Di Paolo, ha deciso di sospeso lo stato di agitazione non partecipando alla fiaccolata.
Queste le motivazioni: “La provveditore regionale – fa sapere la Uspp – ha mostrato molta sensibilità e si è convinta della necessità di uno stanziamento immediato che possa consentire la riparazione delle torri luminarie più indispensabili e operare il preventivo di spesa per le restanti.
Ritenendo con questa azione – continua la Uspp – raggiunto l’obbiettivo dello stato di agitazione e considerando che la parola data dalla provveditore è molto più di una promessa, abbiamo deciso di sospendere lo stato di agitazione e di non partecipare alla fiaccolata”.
Nessuna polemica dalle restanti sigle. “I sindacati – dicono – sono liberi di adottare le strategie che ritengono migliori e più funzionali a far fronte agli interessi dei lavoratori. E’ da condannare, invece, perché profondamente antisindacale, il comportamento di Di Paolo che, a fronte di uno stato di agitazione unitario, convoca stranamente e informalmente una sola sigla”.
La speranza dei sindacati è quella che la fiaccolata di questa sera abbia “illuminato” le varie problematiche che da anni affliggono Mammagialla e che possa esserci presto un intervento delle istituzioni “perché – concludo – ora tutti sanno che il carcere di massima sicurezza di Viterbo non è poi così sicuro. Anche per questo è necessario intervenire subito”.




