Capranica – Un’assoluzione e cinque condanne per associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale e commerciale.
Termina così il processo per il giro di auto importate dall’estero col trucco dai gestori di un autosalone di Capranica.
Cinque anni agli amministratori della concessionaria capranichese e al rappresentante della società fittizia chiama in gergo ‘cartiera’, intermediaria tra i rivenditori stranieri e quello di Capranica.
Due anni a uno dei dipendenti ‘tuttofare’ dell’autosalone di Capranica, addetto alle trattative con i rivenditori esteri, al trasferimento delle somme di denaro per importare le auto e al trasporto delle macchine in Italia, con deviazioni da persone di fiducia che scaricavano accuratamente i contachilometri.
Un anno e otto mesi a un altro dei collaboratori specializzati in trattative con i concessionari tedeschi e austriaci per conto del rivenditore viterbese e della cartiera. Il suo compito, in particolare, sarebbe stato quello di assicurarsi che nelle fatture risultasse come acquirente la società cartiera.
Le indagini della polstrada e poi della guardia di finanza iniziano nel 2006. Il meccanismo è il solito, tipico della ‘frode carosello’: la cartiera emetteva fatture senza versare l’Iva. Questo consentiva di abbattere il carico fiscale e di fare in modo che l’autosalone di Capranica vantasse un credito nei confronti dell’Erario. In tal modo, risparmiando sul 20 per cento di Iva evasa, le macchine potevano essere rivendute a prezzi estremamente competitivi e di gran lunga inferiori rispetto alla media del mercato.
29 le automobili importate con lo stratagemma della cosiddetta frode carosello, secondo l’accusa. 5, secondo l’amministratore della ‘cartiera’.
Le difese insistevano per ascoltare il testimone che aveva costruito e affittato l’immobile all’amministratore della cartiera, per dimostrare come si trattasse, in realtà, di una concessionaria a tutti gli effetti con sede a Roma e non di una società creata ad arte per evadere l’Iva. Mini arringhe dei difensori per protesta, alla decisione dei giudici di passare direttamente alla discussione. Maxi condanne finali, almeno per i tre condannati a cinque anni, che aspetteranno le motivazioni entro i prossimi tre mesi per poi impugnare.
