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“Bilancini non doveva essere arrestato”

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Appaltopoli in aula, il processo Genio e sregolatezza

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Gli avvocati Roberto e Francesco Massatani

Gli avvocati Roberto e Francesco Massatani

Genio e sregolatezza, un'intercettazione ambientale

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Genio e sregolatezza, la perquisizione dei forestali al Genio civile di Viterbo

Genio e sregolatezza, la perquisizione dei forestali al Genio civile di Viterbo 

Viterbo – (s.m.) – Non solo non ha preso appalti, ma ad alcune delle gare incriminate non ha neppure partecipato.

Giuliano Bilancini rispedisce le accuse al mittente. Al processo “Genio e sregolatezza”, otto imputati tra imprenditori, amministratori e funzionari pubblici, è il turno della difesa: è il 2012 quando scoppia il bubbone dei presunti appalti spartiti tra un gruppo di aziende in cambio di presunte tangenti a un funzionario del Genio civile. Ma dei famosi appalti truccati l’amministratore della Bilancini srl non ha visto neanche l’ombra.

E’ emerso ieri, dall’ascolto dei testimoni della difesa dell’imprenditore di Ischia di Castro. I pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci gli contestano la partecipazione a gare predestinate a Viterbo, Corchiano, Farnese e Arlena di Castro. Le prime due non le ha vinte. Alle altre non si è proprio interessato.

La ditta Bilancini aveva ricevuto un invito per Arlena, ma secondo gli avvocati Leonardo Ricci, Roberto e Francesco Massatani si trattò di un errore; il figlio di Bilancini, Andrea, che da anni collabora col padre, è chiarissimo: “La nostra azienda si occupa di edilizia e movimento terra – ha spiegato ieri in udienza -. Non abbiamo la certificazione per partecipare a gare per consolidamento e ristrutturazione stradale come quella di Arlena”.

Bilancini, del resto, aveva già smentito in aula alle scorse udienze la sua partecipazione a gare come quella di Farnese. E l’avvocato Roberto Massatani mette il dito nella piaga di quello che, a suo dire, è stato un vero e proprio errore giudiziario: “Bilancini è stato messo agli arresti con un’ordinanza basata su elementi scarsamente attendibili”.

Sette i testimoni chiamati a deporre ieri dalla difesa dell’imprenditore. Tra loro, gli indagati di “Genio e sregolatezza” Marcello Rossi e Mauro Gioacchini, che si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Grande assente, l’altro imprenditore Filippo Mancini, anche lui indagato in “Genio e sregolatezza”.

La difesa di Bilancini voleva ascoltarlo sul contenzioso che avrebbe chiamato in causa anche Roberto Lanzi, il funzionario del Genio civile rimasto a lungo in carcere con l’accusa di intascare mazzette.

Lanzi avrebbe fatto da paciere in una vecchia storia di debiti reciproci tra Mancini e Bilancini, approfittando, a sua volta per riscuotere un vecchio debito (per l’accusa una vecchia tangente) da Mancini: “Se non mi dà quei soldi tu non lo devi pagà”, avrebbe intimato a Bilancini il funzionario del Genio civile. Ma i testimoni non ne sanno nulla. E il contenzioso tra Mancini e Bilancini è chiuso da tempo.


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