Viterbo – “Non si può restare a guardare di fronte a un’emergenza”.
Don Roberto Burla, direttore della Caritas diocesana, non ha dubbi: bisogna fare qualcosa.
La diocesi di Viterbo, dopo l’appello di papa Francesco sull’accoglienza dei migranti, si è attivata. Nei giorni scorsi è stata inviata una lettera a tutte le parrocchie per capire se è possibile ospitare famiglie di rifugiati.
Giovedì 1 ottobre c’è stata la prima riunione introduttiva per capire come muoversi.
“Non possiamo chiudere gli occhi – dice don Roberto – e far finta di niente di fronte alle persone che scappano dalla guerra. Dobbiamo essere generosi e attivarci per accoglierle con impegno. Per il momento abbiamo inviato la lettera, i parroci l’hanno già ricevuta entro fine mese sapremo con certezza i numeri. Stiamo ancora aspettando le indicazioni operative della Cei per capire come muoverci. Ma sono ottimista e credo ci sarà disponibilità, ho già avuto qualche conferma”.
L’accoglienza dei rifugiati promossa da papa Francesco è un’accoglienza diversa da quella a cui si era abituati. “Il pontefice ha spiazzato tutti con il suo appello, quella che ha proposto è di un’accoglienza diffusa – spiega -, piccole famiglie accolte nelle parrocchie. Un tipo di accoglienza per cui la prefettura non ha un protocollo e sta cercando di capire come affrontare la situazione”.
Lo scorso anno la Caritas diocesana ha accolto 518 famiglie di stranieri, 315 italiane. “Noi siamo sempre pronti all’accoglienza dice ancora – e l’appello di papa Francesco, che è stato molto coraggioso, deve essere accolto con fiducia. Questo è un momento d’urgenza, non possiamo sottrarci”.
Maria Letizia Riganelli


