Viterbo – “De Santis non avrebbe agito da solo”. A esserne certo è l’ex capo della Digos di Roma che ieri ha testimoniato nell’aula bunker, dove si tiene il processo a Daniele De Santis, l’ultrà romanista, che è stato ricoverato nel reparto protetto dell’ospedale Belcolle.
De Santis è sotto processo per l’omicidio volontario di Ciro Esposito.
Esposito, tifoso napoletano, morì dopo 50 giorni di agonia al policlinico Gemelli per le ferite riportate durante gli scontri prima della finale di Coppa Italia del 2014 tra Napoli e Fiorentina disputata all’Olimpico di Roma.
Diego Parente, ex dirigente della Digos capitolina, ascoltato ieri in aula durante un’udienza avrebbe affermato: “E’ emersa la possibilità che ci fossero altre 3 persone travisate che, pur non avendo avuto un comportamento attivo avrebbero spalleggiato De Santis”.
Una tesi, questa della possibile presenza di altri tre romanisti sul luogo degli incidenti che avrebbe poi portato al ritrovamento di un k-way e di un mazzo di chiavi in un campo incolto, situato nei pressi del Ciak Village, che sarebbe servito da via di fuga per i tre fiancheggiatori.
A sostegno di questa ipotesi, inoltre, ci sarebbe la testimonianza di un militare che, dalla sua postazione nella caserma dei carabinieri a cavallo (nelle immediate vicinanze del Ciak Village) avrebbe visto un gruppetto di persone allontanarsi. Attraverso lo stesso campo, i tre sarebbero poi arrivati sulla tangenziale, all’altezza del viadotto Fleming.
Nel corso dell’udienza sono state mostrate alcune riprese video inedite. Il dirigente della Digos, rispondendo alle domande dei pm Eugenio Albamonte e Antonino di Maio, ha affermato di poter riconoscere con tutta probabilità Ciro Esposito, ripreso nell’atto di scavalcare uno spartitraffico su via di Tor di Quinto insieme a una cinquantina di altri tifosi napoletani.
