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“Emergenza casa, sono i viterbesi a sentirsi discriminati”

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Chiara Frontini

Chiara Frontini 

Viterbo – “Diversi viterbesi che in questo periodo si sono ritrovati senza lavoro, con i criteri attuali un alloggio non l’avranno”.

Emergenza casa, il centrosinistra manda in soffitta il nuovo regolamento, frutto di dieci mesi di lavoro, una sub commissione cui ha preso parte anche Arduino Troili (Pd), oltre a Chiara Frontini.

Bocciato dopo averlo a lungo parcheggiato e dopo ore di discussione in consiglio comunale l’altro giorno.

L’intento della sub commissione era arrivare a nuovi criteri e sopratutto in tempo per l’assegnazione degli alloggi popolari al serpentone di Bagnaia. 52 entro metà novembre. Così non è stato. Come spiega Chiara Frontini (Viterbo 2020).

Con quali criteri?
“Chi ha dato a Viterbo, nel momento del bisogno da Viterbo deve ricevere. Ecco perché prima i viterbesi sull’emergenza abitativa. Tante famiglie viterbesi si sono trovate dall’oggi al domani senza un lavoro, c’è chi la casa l’ha persa: molte di quelle famiglie oggi, con i criteri di ieri, non trovano risposte”.

Come giudica l’operato dell’amministrazione?
“Sul tema dell’emergenza casa, dal comune nessuna risposta. Solo una colpevole inerzia che porterà tensioni sociali e iniquità. L’assessora Troncarelli parlava di buone notizie l’altro ieri, dicendo che le case del serpentone sono state già assegnate. Secondo me non si rende conto della bomba sociale che ha innescato. L’altro ieri un appartamento è stato occupato, con tre arresti: cosa dovremo aspettarci ancora?”.

Il regolamento bocciato ha fatto i conti con l’integrazione di cittadini extracomunitari?
“L’integrazione non si fa con l’apartheid, confinando i destinatari di alloggi in un fazzoletto di terra a ridosso dei Cimini. Bagnaia diventerà un ghetto, una “no-entry zone”, che ci vuole a capirlo? Non serve aver studiato sociologia all’università. Ci sono troppi professori che ci vogliono insegnare a fare integrazione, non capendo che se sono i viterbesi a sentirsi discriminati, come accadrà, lì saranno guai”.

Il criterio degli anni di residenza in città, compreso nel regolamento, non a tutti è piaciuto.
Avevamo preparato un ordine del giorno non ideologico, di buon senso, per avvantaggiare, nell’assegnazione degli alloggi popolari, chi da più tempo risiede a Viterbo: un principio di equità e giustizia sociale, perché non è giusto che chi da pochi anni – in certi casi mesi – si è stabilito qui abbia diritto ad una casa, magari a scapito di chi qui c’è cresciuto ed ha contribuito alla crescita economica e sociale della città.

Regolamento bocciato, una seduta in cui si è affrontato solo questo argomento, la produttività in comune scarseggia?
“I consiglieri comunali sono eletti per prendere decisioni per la città. Ma qui si preferisce perdere preziose occasioni per incidere davvero nel tessuto sociale viterbese. Allora che vadano a casa, non abbiamo bisogno d’amministratori che stanno a scaldare le sedie, a spese e a discapito della collettività”.


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