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Rubate centinaia di pneumatici e migliaia di litri di gasolio

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Operazione talpa - La conferenza stampa

Operazione talpa – La conferenza stampa

Operazione talpa - La refurtiva recuperata

Operazione talpa – La refurtiva recuperata

Operazione talpa - La refurtiva recuperata

Operazione talpa – La refurtiva recuperata

Il capo della squadra mobile Fabio Zampaglione

Il capo della squadra mobile Fabio Zampaglione

Operazione talpa - La refurtiva recuperata

Operazione talpa – La refurtiva recuperata

Il comandante della compagnia di Viterbo Raffaele Gesmundo

Il comandante della compagnia di Viterbo Raffaele Gesmundo

Operazione talpa - La conferenza stampa

Operazione talpa – La conferenza stampa

Polizia e carabinieri

Polizia e carabinieri

Viterbo – Centinaia di pneumatici, migliaia di litri di gasolio e attrezzi da giardino (video – galleryslide).

Un vero e proprio sodalizio dedito ai furti negli esercizi commerciali di Viterbo e provincia è stato bloccato grazie all’operazione congiunta di carabinieri e polizia.

Eseguite nove misure cautelari ad altrettante persone straniere che prevedono, in un caso, i domiciliari e nei restanti, l’obbligo quotidiano a presentarsi alla polizia giudiziaria, l’obbligo di dimora nel comune di Viterbo e il divieto di allontanamento da casa dalle 21 alle 6.

Accertati più di 20 furti e sequestrato all’interno di tre garage  un ingente quantitativo di refurtiva. Pneumatici, taniche di gasolio, attrezzi da giardino, ma anche vestiti e carta igienica. Tutto materiale pronto a essere piazzato sul mercato nazionale o estero dalla banda dell’Est.

Le indagini sono scattate a gennaio. “C’è stata una bella sinergia tra polizia e carabinieri – dice il capo della mobile Fabio Zampaglione – con convergenze investigative, specie dopo l’ondata di furti nella zona di Vitorchiano che aveva allarmato i residenti. Siamo riusciti a risalire a due gruppi dell’est Europa che colpivano tra Viterbo e provincia. In più occasioni, le persone coinvolte sono state denunciate o arrestate in flagranza.

I colpi venivano fatti per lo più ai danni di esercizi commerciali in cui si la banda si impossessava della merce, tagliando l’anti taccheggio o attraverso le borse schermate. Abbiamo accertato episodi a Terni, Orte e Ronciglione. In un caso, a Viterbo, oltre ad alcuni capi di abbigliamento, i malviventi hanno preso anche la cassaforte con dentro contanti e scontrini”.

La refurtiva era nascosta in tre diversi magazzini che gli indagati avevano affittato a Viterbo e trasformati in veri depoisiti “Dentro c’erano centinaia di pneumatici, migliaia di litri di gasolio, attrezzi da giardino, abbigliamento, generi alimentari e ricetrasmittenti. I materiali erano tutti in ordine. e avevano creato un supermercato parallelo in cui rivendere al dettaglio quello che rubavano.

La maggior parte della refurtiva è stata restituita e, in accordo con la procura, abbiamo consegnato le derrate alimentari alla Croce rossa e il gasolio è stato dato in beneficenza alla Misericordia”.

Le intercettazioni hanno fatto emergere un particolare modus operandi della banda. “Ognuno – spiega il comandante della compagnia dei carabinieri di Viterbo Raffaele Gesmundo – aveva il suo ruolo, c’era chi faceva i sopralluoghi e chi colpiva materialmente. Inoltre, tra loro, usavano un particolare linguaggio per riferirsi ai furti che indicavano con il verbo correre.

C’era anche una scala di merito per cui era bravo chi “correva” tutti i giorni, e cioè chi rubava quotidianamente, non lo era invece chi, “andava a correre” solo il sabato o la domenica”.

Tutti gli indagati sono disoccupati o nulla facenti. “Vivevano di espedienti e il gasolio gli serviva soprattutto per rifornire i mezzi durante i colpi”.

La merce rubata veniva quindi piazzata. “Non solo pneumatici che provenivano da un unico rivenditore di Viterbo, che ha marche particolari, ma anche scatolette di tonno o salumi. Materiali a lunga conservazione che potevano essere dati via nel tempo. Li rivendevano tramite il passaparola o nei mercatini – continua Gesmundo -.

Anche i prezzi della merce variavano a seconda delle disponibilità economiche del gruppo e potevano scendere di tanto per la necessità di vendere”.

Dall’inizio delle indagini, i colpi della banda in provincia si sono fatti meno frequenti. “Percependo che fossimo sulle loro tracce – conclude il capo della mobile Zampaglione – hanno pensato di allontanarsi o all’estero o sul territorio nazionale, perché Viterbo non era più terra di conquista. Non abbiamo prove certe che siano gli stessi autori dei furti di Vitorchiano ma, da gennaio in poi, e per diversi mesi, l’ondata di crimini ha subito un arresto”.


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