Civita Castellana – Tutto prescritto. O quasi.
Della maxi operazione antidroga “Tetris” resta solo un capo di imputazione su 187.
Tra un paio di mesi, un processo iniziato a marzo 2015 per fatti del 2008 sarà morto e sepolto per prescrizione. Con la sola eccezione di un’accusa di estorsione, rivolta a un imputato, per aver requisito la macchina a un ‘cliente’ e compare di spaccio che non pagava un debito di droga.
Non tutto è perduto, comunque. Molti sono stati gli indagati che hanno patteggiato ancora in fase di indagini, non avendo alcun appiglio per difendersi a processo.
Sette imputati su otto, invece, saranno a breve prescritti e contenti. Alle richieste di rinvio a giudizio, nell’estate 2010, sono seguiti cinque anni di notifiche errate e problemi tecnici. Lungaggini che hanno fatto slittare continuamente l’udienza preliminare e il processo. A maggio, si discuterà solo la posizione dell’unico accusato di estorsione, reato con tempi di prescrizione più lunghi rispetto allo spaccio di piccole dosi di stupefacenti.
L’operazione Tetris scatta l’11 settembre 2009. All’alba, i carabinieri di Civita Castellana eseguono 21 ordinanze d’arresto. Una rete di trafficanti di droga smantellata tra Viterbo, Roma, Rieti e Terni. Nel Viterbese, i paesi interessati furono Civita, Fabrica di Roma e Nepi.
Spaccio di cocaina, marijuana, hashish. Stupefacenti venduti su prenotazione tra Roma, Civita e Fabrica. Con una struttura piramidale che distingueva tra pusher di primo livello – quello più elevato – che non conoscevano quelli del terzo livello, i più bassi nella scala gerarchica, che smerciavano la droga sul territorio.
Secondo i carabinieri, gli arrestati avevano creato un meccanismo di prevendite e prenotazioni della droga.
Gli spacciatori di primo livello avrebbero comunicato con quelli di terzo tramite intermediari.
Tra gli indagati, anche Simone La Penna, il detenuto viterbese 32enne morto per anoressia a Regina Coeli il 26 novembre 2009: due mesi dopo l’arresto nel blitz Tetris. Un “nuovo caso Cucchi”, come fu definito da molti, per il quale due medici sono stati condannati per omicidio colposo alla fine dell’anno scorso.
Secondo l’avvocato Luca Nisi, difensore dell’unico imputato che dovrà rispondere di estorsione, sarebbe stato La Penna a requisire la macchina a un soggetto con debiti di droga, in attesa che saldasse il conto. La Penna avrebbe poi informato l’attuale unico imputato del processo che, però, sempre secondo il legale, non avrebbe partecipato minimamente all’estorsione.
A maggio, accusa e difesa tireranno le somme.
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