Tarquinia – Una gestazione serena. Un travaglio perfetto. Ma Viola è morta.
La piccola, nata all’ospedale di Tarquinia la sera del 29 giugno 2012, non vive che una manciata di ore. E i ginecologi che erano in sala parto, finiti a giudizio per omicidio colposo, non sanno spiegarsi il perché.
All’udienza di ieri hanno parlato loro per un paio d’ore circa, confermando che il parto di quella mamma 41enne, in attesa della sua prima figlia, non era un parto a rischio.
Eppure quando nasce, Viola non piange e non respira: l’emorragia polmonare la uccide in poche ore. Oltre ai ginecologi, anche due ostetriche finiscono prima sotto inchiesta e poi a processo.
I consulenti del pm di Civitavecchia Lorenzo Del Giudice e della parte civile diagnosticano un’anomalia del cordone ombelicale, più corto del normale. L’unico modo per salvarle la vita era intervenire il più rapidamente possibile con un cesareo. Cesareo che non è stato mai fatto.
Viola, dicono ancora i consulenti, soffriva già dal pomeriggio del 29 giugno 2012.
La sua morte, per i genitori, è un dolore atroce. Più atroce che mai. Doveva essere la loro prima figlia: per la coppia è stata l’unica possibilità, perché dopo di lei, marito e moglie non sono riusciti ad avere altri bambini.
Il processo continua a dicembre, per ascoltare i testimoni della difesa.
