Viterbo – “L’Europa ruba ai poveri per dare ai ricchi”. Il segretario nazionale di Rifondazione comunista Paolo Ferrero a Viterbo, per parlare di Ue e Italia.
L’incontro nella sede dell’associazione Solidarietà cittadina di via Garbini, in un garage riadattato a tema: sulle pareti vignette satiriche, un’immagine del Che e le foto dei partigiani. Immancabile la bandiera rossa del partito, con la falce e il martello.
Prima il commosso applauso per Pietro Ingrao, lo storico dirigente del Pci morto lo scorso 27 dicembre. Poi l’Europa.
“Questo è il continente del welfare, della sanità, dell’istruzione e dell’assistenza pubblica – esordisce Ferrero -. In Europa è nata la democrazia. Ma per qualcuno oggi costa troppo e va resa più simile ad altri continenti, con un welfare più piccolo. E così si tagliano sanità, istruzione e pensioni, sostenendo che sia giusto così perché ci sono debiti enormi”.
Per il segretario di Rifondazione la situazione è però diversa. “Sono 23 anni che l’Italia incassa più di quello che spende – continua -. Il problema sono i tassi di interesse. I soldi finiscono nelle tasche delle banche e dei ricchi, e a noi chiedono i sacrifici”.
Poi un affondo a Renzi dopo le polemiche sulla chiusura, per assemblea sindacale, dei siti più importanti della Capitale – tra questi il Colosseo e i Fori imperiali – e la proposta di modificare la legge sugli scioperi.
“E’ una porcheria che Renzi tolga il diritto allo sciopero e obblighi i lavoratori a firmare prima di scioperare – sostiene Ferrero -. Lo sciopero è un diritto fondamentale della Costituzione, perché la democrazia sta in piedi solo con il bilanciamento dei poteri”.
Per Ferrero, anche tagliare il Senato è un’ostacolo alla democrazia. “I padri costituenti hanno voluto due Camere per impedire la salita al potere di un nuovo dittatore come Mussolini”, dice.
“In Italia c’è un problema di fondo: che vinca Renzi o Berlusconi cambia poco – sostiene Ferrero -. Si cambia squadra, ma il gioco rimane lo stesso. Questo distrugge l’economia e la politica del Paese. E l’assenza della politica e dei sindacati provoca anche l’impotenza dei poveri”.
Il discorso si è poi spostato in Europa e in particolar modo sulla Grecia, a pochi giorni dalla rielezione di Tsipras. “In tutti questi anni il centro destra e il centro sinistra avevano distrutto il Paese – spiega Ferrero -. Poi, con la salita al potere di Tsipras, l’Europa ha avuto paura per la drastica sterzata che avrebbe preso e così gli hanno intimato di uscire dall’euro.
La Grecia ha i nostri soldi perché era indebitata con banche tedesche e francesi che continuavano a finanziarla nonostante si trovasse in una situazione drammatica – continua -. E l’hanno fatto perché ci lucravano sopra con i tassi d’interesse. Poi, quando hanno visto il pericolo, hanno iniziato a riversare i debiti sullo Stato.
I greci non vogliono mangiare con i nostri soldi – sostiene Ferrero -. Questa idea è stata messa in piedi da politici amici delle banche. Quegli stessi politici che in Grecia hanno demolito tutto, partendo dalle industrie. Ora lì non c’è più niente e si mangia di più di quello che si produce”.
Il segretario di Rifondazione comunista se la prende anche con Mario Draghi, definendo il presidente della Banca centrale europea “un terrorista”. “Draghi ha instaurato un clima di terrore nella popolazione greca che è corsa a togliere i soldi dalle banche, rischiando di farle fallire.
Tsipras è rimasto solo e l’hanno impacchettato – continua Ferrero -. Questo la gente l’ha capito e perciò gli ha ridato fiducia. L’Europa voleva bastonare Tsipras per avere un governo più malleabile, ma gli è andata male. Oggi la Merkel è più debole di sei mesi fa e la gente ha capito che sta dalla parte dei ricchi”.
Secondo Ferrero, le cose da fare sono essenzialmente due: “Da una parte – dice – costruire una battaglia robusta al grido di: ‘I soldi ci sono. Prendiamoli dai più ricchi’; dall’altra costituire un movimento europeo che proponga cose chiare per rovesciare l’Europa”.
Tre i punti fondamentali: “La Bce deve funzionare come la banca centrale statunitense, ovvero non deve dare i soldi solo alle banche private ma anche allo stato. Serve un piano europeo finanziato dalla Banca centrale per favorire l’occupazione, e un sistema fiscale che impedisca alle aziende di scegliere la nazione più conveniente, quella che gli fa l’offerta migliore.
Basta farci prendere in giro – conclude Ferrero -. Dobbiamo costruire un partito che si opponga a questo qui che ci governa”. Ed è chiaro il riferimento a Renzi.
Raffaele Strocchia





