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“La misericordia di Dio aspetto teologico del Giubileo”

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Festival degli Etruschi - Paolo Giannini

Festival degli Etruschi – Paolo Giannini 

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – In questi giorni papa Francesco insiste  sulla misericordia di Dio e spiega in ogni suo aspetto questa “proprietà” del divino.

Ho inoltre, davanti a me, il testo della Bolla di Indizione del Giubileo straordinario della Misericordia. Nella copertina, oltre il volto di papa Francesco, in grandi lettere, color rosso, è scritto: Misericordiae Vultus.

Ecco, proprio queste due prime parole, rituali per indicare una bolla, mi riportano di colpo indietro nel tempo e si legano al nostro grande Dante Alighieri e alle vicende del nostro antico e fiero comune di Viterbo.

Straordinario come il vultus, il volto di Dio, abbia un’identica corrispondenza nella faccia di cui scrive l’Alighieri.

Ma andiamo con ordine.

Dante, uscito dall’Inferno, è con Virgilio ai piedi del Purgatorio. Qui incontra una folla di anime: sono gli scomunicati, che attendono il momento di salire in Purgatorio. Una di esse si fa avanti e chiede a Dante se lo riconosce, se l’ha mai visto. Egli si volge e lo guarda attentamente: “Biondo era e bello e di gentile aspetto ma l’un dei cigli un colpo avea diviso”.

Ecco il più bel ritratto della letteratura italiana in  sole 8 parole.

Dante nega di conoscerlo e lui ”Sorridendo disse: Io son Manfredi nepote di Costanza imperatrice…”. Manfredi Hohenstaufen (1237-1266) figlio naturale, ma riconosciuto di Federico II e Bianca Lancia scomunicato da due pontefici Alessandro IV nel 1254 e Urbano IV nel 1261

Nota d.A: Alessandro IV è il papa che fece portare il corpo di S. Rosa nel monastero delle clarisse dando inizio così al secolare trasporto della Macchina e Urbano IV fu il primo papa eletto a  Viterbo.

Dopo essersi presentato Manfredi narra la propria morte e le sue ultime azioni.

“Poscia ch’io ebbi rotta la persona/ di due punte mortali, io mi rendei,/ piangendo, a quei che volontier perdona./ Orribil furon li peccati miei; ma la bontà infinita ha sì gran braccia,/ che prende ciò che si rivolge a lei./ Se il pastor di Cosenza, che alla caccia/ di me fu messo per Clemente allora,/avesse in Dio ben letta questa faccia,/l’ossa del corpo mio sarieno ancora/ in co del ponte presso a Benevento,/ sotto la guardia de la grave mora./ Or le bagna la pioggia e move il vento/ di fuor dal regno, quasi lungo ‘l Verde,/ dov’è le trasmutò a lume spento.” Purgatorio – Canto Terzo Versi: 118 -132.

Se il vescovo di Cosenza, Bartolomeo Pignatelli avesse in Dio ben letta questa faccia (il Vultus  della Bolla di papa Francesco), la faccia della Misericordia divina, il mio corpo starebbe ancora sotto il peso dei sassi con cui, rendendo omaggio al mio valore, i cavalieri francesi coprirono a tumulo il mio cadavere.

Il Pignatelli aveva un odio mortale verso Manfredi e sette mesi dopo la battaglia di Benevento prese l’iniziativa di esumarlo e gettare i suoi resti al di là del fiume Liri che segnava il confine dello stato pontificio e quindi terra consacrata dove gli scomunicati non potevano giacere. Sembra dai versi di Dante che alla ricerca del corpo di Manfredi fosse stato inviato da papa Clemente, ma non è così: l’iniziativa fu del vescovo di Cosenza e il papa diede semplicemente il suo assenso forse perché tali erano allora  le leggi canoniche.

Quel Clemente è il nostro Clemente IV la cui tomba è a S. Francesco presso l’altare a sinistra e, nemesi storica, anche la sua tomba venne violata nel maggio del 1885 in occasione del trasferimento da S. Maria in S Gradi.

Suscitando l’ira e le rimostranze della Francia, nazione della quale era originario.

Ecco quel che il titolo della Bolla di indizione dell’imminente Anno Santo ha portato alla mia mente.

La misericordia di Dio  aspetto teologico dell’imminente Giubileo è sempre stata presente e avvertita da tutti nel corso dei secoli.

Paolo Giannini

 


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