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“Non puoi pagare la retta? Vendi casa…”

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Laura Calcagnini

Laura Calcagnini

Rsa - La riunione dei familiari Aforsat alla Quercia

Rsa – La riunione dei familiari Aforsat alla Quercia

Rsa - La riunione dei familiari Aforsat alla Quercia

Rsa – La riunione dei familiari Aforsat alla Quercia

Laura Calcagnini

Laura Calcagnini

Mario Tofanicchio

Mario Tofanicchio

Rsa - La riunione dei familiari Aforsat alla Quercia

Rsa – La riunione dei familiari Aforsat alla Quercia

Mario Tofanicchio

Mario Tofanicchio

Viterbo – (g.f.) – “Non puoi pagare la retta? Vendi casa…”.

Si sono sentiti rispondere pure così alcuni familiari d’ospiti in Rsa che con la rimodulazione delle quote non riescono più a fare fronte ai pagamenti.

L’Aforsat sta portando avanti una battaglia nella quasi totale indifferenza da parte della politica, con il comune di Viterbo che ha aggravato la situazione, tagliando ancora l’accesso ai fondi.

Ieri affollato incontro alla Quercia, un centinaio i presenti. C’erano pure le telecamere della 7. Stasera il disperato grido d’aiuto di decine di famiglie sarà amplificato dalla trasmissione Piazza pulita.

Chissà che qualche parlamentare o politico, messo al corrente da tempo, magari non si decida a intervenire e chissà che dal comune, non riescano ad andare oltre le vane promesse.

Laura Calcagnini, responsabile Aforsat, non si arrende e invita i familiari a fare altrettanto.

“Vanno spedite lettere di diffida – spiega Calcagnini – a Inps e Caf che hanno redatto l’Isee e se qualche struttura sta chiedendo gli arretrati, anche a loro”.

Questo perché l’Inps, nei calcoli non ha tenuto conto del Tar che ha accolto la richiesta delle famiglie, per togliere dal conteggio, la parte che riguarda l’indennità d’accompagnamento.

In pratica, seimila euro in meno, da calcolare su un totale di 13mila che è il tetto oltre il quale si deve pagare. Fanno la differenza.

“Il consiglio di Stato – continua Calcagnini – il 3 dicembre si esprimerà in merito, nel frattempo i familiari si tutelino inviando le raccomandate.

L’Inps non ha corretto in base a quanto stabilito dal Tar e di conseguenza i Caf hanno effettuato i calcoli secondo noi in modo errato”.

C’è chi, con un parente che prende una pensione da 1.500 euro accompagno compreso, prima pagava 1.200 euro. Da un giorno all’altro si ritrova a sostenere 1.870 euro. Più tutte le spese accessorie.

Senza contare che a Viterbo, in base alla contestata delibera di giunta, è sufficiente avere una casa di proprietà o anche un conto corrente pure con due euro per non ricevere più un centesimo di contributo.

Anche se non si supera la soglia di 13mila euro di reddito.

Le testimonianze in sala sono tante. C’è chi da gennaio ha già accumulato 6mila, 9mila, ma anche 10mila euro con le strutture residenziali.

La battaglia è su due fronti. Quello al Consiglio di stato perché i seimila euro d’accompagno tornino com’era prima, a non essere conteggiati come reddito.

Poi c’è il ricorso al Presidente della Repubblica e riguarda la delibera che il comune ha approvato. “E’ una lesione – incalza Calcagnini – ai diritti che hanno persone in difficoltà”.

I familiari hanno già manifestato in piazza del Comune. Il sindaco Michelini e la vice Ciambella erano scesi. Avevano promesso modifiche.

Poca roba, eppure al momento nemmeno del poco si è saputo qualcosa. Siamo ancora al nulla. Da palazzo dei Priori non si è fatto vivo nessuno.

“Aspettiamo i quindici giorni – avverte Calcagnini – altrimenti torneremo di nuovo a manifestare. Per noi quella delibera va ritirata”.

Il ricorso al Presidente dovrebbe essere discusso fra dicembre e gennaio. C’era la proposta d’andare in regione, familiari e vice sindaca Ciambella. Per discuterne con il presidente Zingaretti.

Ma tra i presenti, non a tutti sta bene. “Con il comune che ha fatto un abuso – dice una signora – io non ci vado a braccetto. Semmai dovesse essere, io non ci sarò”.

Il comune da queste parti non è molto popolare, anche perché oltre ai tagli, i familiari lamentano pure d’essere stati avvisati mesi dopo.

La delibera svuota Rsa è d’aprile, le lettere con cui s’informano i degenti che non saranno erogati contributi sono di settembre. Effetto retroattivo.

“La politica è latitante – osserva Mario Tofanicchio – che stanno facendo?”.

Laura Calcagnini mostra a tutti le raccomandate spedite a ogni parlamentare del territorio. Nessuno ha risposto agli inviti. Ad eccezione di Daniele Sabatini (Ncd).

“Non si amministra così – continua Tofanicchio – fanno finta di non sentire e non è vero che i soldi non ci sono. Ci sono eccome, sappiate spenderli bene”.

A breve sarà convocata una riunione con i responsabili delle strutture Rsa sul territorio. Anche per loro, a caduta, i problemi non mancano.

Non ricevono soldi dai pazienti e nemmeno dagli enti. Andare avanti non è facile. Per tutti.

 


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