Viterbo – Rette per le Rsa, senza un intervento da parte della regione, la situazione per i familiari degli ospiti resta difficile e non sarà il regolamento in discussione in comune a risolvere i problemi.
Daniele Sabatini, consigliere regionale l’ha letto e non ha mezzi termini per definirlo: “Questo regolamento è una presa per il culo”. Amen.
Mancando fondi da Roma, palazzo dei Priori interviene per il 2015 con 475mila euro.
Più degli altri anni, ma sempre troppo poco. La somma rappresenta il 20 per cento di contributo che spetta al comune. Manca l’80 per cento regionale.
Il regolamento arrivato in commissione servirà a poco. Per gli utenti con un reddito Isee non superiore ai 13mila euro annui sono state stabilite tre fasce.
La prima, che interessa 53 utenti, va da 0 a quattromila euro e il contributo sarà di 500 euro . La seconda, che secondo i calcoli degli uffici interessa 23 ospiti, va da 4.001 a ottomila euro e vale 350 euro di contributo. La terza, da 8.001 a 13mila euro, per 12 utenti calcolati è per un contributo di 150 euro.
E’ la trasposizione in regolamento della contestata delibera 142 e continua a prevedere alcuni limiti.
“Il comune non interviene – si legge – se l’utente è in possesso di patrimonio mobiliare, che è chiamato a utilizzare per il pagamento delle quote mensili”.
Il malato non viene lasciato senza un centesimo. “Fino a che l’utente non resti titolare di patrimonio mobiliare residuo pari a tremila euro, che si ritiene opportuno lasciare nella sua disponibilità”. Meno male.
Stesso discorso pure nel caso in cui l’ospite possieda un bene immobile, una casa. A meno che non sia residenza del coniuge o dei figli da almeno due anni dalla richiesta di ricovero.
In pratica il regolamento, nonostante la buona volontà da parte dell’assessorato ai Servizi sociali e degli uffici, lascia invariati tutti i limiti sui beni mobiliari e immobiliari che la giunta aveva previsto, inasprendo la normativa generale, per evitare il dissesto lo scorso aprile e tanto contestati dai familiari degli ospiti.
In pratica si può essere all’interno dei 13mila euro di reddito e avere diritto al contributo, ma il possesso di beni mobili o immobili può essere ragione d’esclusione.
Antonella Sberna (FI) prova ad argomentare le ragioni per cui pure in commissione ha contestato la bozza: “Hanno spacchettato gli utenti in tre fasce.
Già questo secondo me non lo potevano fare. Il comune non può normare in materia. Se la legge stabilisce che sotto tredicimila euro si ha diritto e il comune compartecipa per il 20 per cento, il 20 per cento va erogato.
Il regolamento così com’è stato concepito serve a poco e oltretutto si presta a ricorsi”.
E Gianmaria Santucci aggiunge: “Oltretutto nel regolamento sono inserite anche le cifre che spettano a ciascun ospite secondo la fascia d’appartenenza. Il regolamento dovrebbe essere generale, valere fin quando non si rinnova.
Invece così, avendo stabilito cifre e numero d’aventi diritto, il prossimo anno andrà rivisto”.
Prima però è da approvare. E non sarà una passeggiata.
Giuseppe Ferlicca



