Viterbo – (g.f.) – E’ nato prima l’uovo o la gallina?
Eterno dilemma di non facile soluzione e forse per aggirarlo, in comune ne hanno studiato uno nuovo.
Si deve prima approvare il regolamento oppure prima va modificato lo statuto? Mica semplice.
In prima commissione dopo tre sedute ancora non son venuti a capo del dilemma e ieri mattina la seduta è scivolata su un quesito che al momento non ha risposta.
Tutto nasce da petizioni e referendum consultivi, previsti dallo statuto comunale. Mancando il regolamento si possono chiedere, ma non indire.
Per sanare la decennale mancanza, Chiara Frontini (Viterbo 2020) ha predisposto una bozza di regolamento all’attenzione della commissione.
Sono già stati approvati diversi articoli, ma a più di un rappresentante è venuto il dubbio: va prima approvato il regolamento o prima modificato lo statuto?
Perché se si approva un regolamento che prevede articoli in difformità rispetto allo statuto, siamo punto e a capo.
Però se s’interviene prima sullo statuto, s’intraprende un lungo percorso, irto di difficoltà.
Senza risolvere, almeno nell’immediato il problema.
In attesa di trovare una soluzione, la seduta è stata aggiornata. Ma è facile prevedere che la matassa la dovrà sbrogliare il consiglio comunale. Insieme ad altri punti.
Come le duecento firme per chiedere una petizione. Poche per alcuni consiglieri, come Gianmaria Santucci (Fondazione) e Maurizio Tofani (Oltre le mura).
“Anche le firme da raccogliere per indire un referendum – continua Santucci – tremila, mi sembrano poche. In consiglio spero che ci sia un emendamento condiviso.
La consigliera Frontini ha fatto un ottimo lavoro, ma lo statuto va modificato”.
I referendum comunali potranno essere indetti, quando ci sarà un regolamento e quando lo statuto sarà modificato, fra il 15 aprile e il 15 giugno. La data la stabilisce il sindaco entro il 28 febbraio, sentita la commissione apposita e i comitati.
Non potranno comunque essere indetti insieme ad altre consultazioni.
Siamo appena all’inizio e dall’opposizione Gianluca De Dominicis teme che non seguire un percorso chiaro porti solo da una parte: “Con questa procedura si vuole impedire che i cittadini si esprimano”.
