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E che l’anno degli etruschi continui…

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Antonello Ricci e la Banda del racconto

Antonello Ricci e la Banda del racconto 

Alfonsina Russo

Alfonsina Russo

I pirati della bella - La presentazione del libro Un anno con gli etruschi

I pirati della bella – La presentazione del libro Un anno con gli etruschi

Antonello Ricci e la Banda del racconto

Antonello Ricci e la Banda del racconto

Filippo Rossi

Filippo Rossi

Carlo Galeotti

Carlo Galeotti

Alessandro Ruggieri

Alessandro Ruggieri

Valeria D’Atri

Valeria D’Atri

Marina Micozzi

Marina Micozzi

La copertina del libro Un anno con gli etruschi

La copertina del libro Un anno con gli etruschi

L'editore Davide Ghaleb

L’editore Davide Ghaleb

Viterbo – Le passeggiate all’etrusca di Antonello Ricci e della Banda del racconto rivivono in un libro.

E’ stato presentato, ieri sera nel museo nazionale etrusco della rocca Albornoz, il primo libro di Un anno con gli etruschi. Il volume, che raccoglie le passeggiate-racconto organizzate tra i mesi di gennaio e giugno, è edito da Davide Ghaleb.

Un mix di immagini e parole che cristallizzano per sempre le passeggiate di Ricci e della Banda del racconto alla scoperta della provincia, del suo territorio, della sua storia etrusca traboccante di aneddoti affascinanti e di cultura popolare. Un’idea nata per far sì che l’Anno degli etruschi non rimanga “incastrato” nel 2015 ma ne superi i confini.

Una missione che, non a caso, coincide con quella di chi ha creduto fin da subito all’iniziativa “Anno degli etruschi – I pirati della bellezza”. Tusciaweb, Unitus, Caffeina cultura e la Soprintendenza per i beni archeologici dell’Etruria meridionale hanno approfittato della presentazione del libro di Ricci per fare un bilancio dell’Anno degli etruschi che ha avuto il suo apice, tra l’11 e il 13 settembre, con il festival in piazza del comune.

Ad aprire l’incontro la soprintendente dell’Etruria Meridionale, Alfonsina Russo, che da un lato ha presentato il libro di Antonello Ricci e dall’altro ha sottolineato gli aspetti positivi che hanno segnato l’Anno degli etruschi – I pirati della bellezza.

“A trenta anni dall’Anno degli Etruschi del 1985 – ricorda Alfonsina Russo -, questa nuova iniziativa ha ribadito l’importanza degli Etruschi per questo territorio. Un territorio che è il cuore dell’Etruria. In questo anno ho potuto partecipare a una delle  passeggiate/racconto di Antonello Ricci, quella a Castro, e ho potuto constatarne la bellezza ma anche la capacità di attrarre interesse vasto su questo antico popolo. Quello che vi chiedo è di non chiudere le vostre attività con la fine dell’Anno degli Etruschi – I pirati della bellezza, ma di continuare con nuove iniziative anche in futuro”.

Come dire un placet e una benedizione per il futuro.

Pur non nascondendo qualche difficoltà organizzativa, è positivo il bilancio del direttore di Tusciaweb Carlo Galeotti .

“Cercheremo di replicare il Festival degli etruschi e alcune delle passeggiate racconto di Antonello Ricci il prossimo anno. Ma tutto è condizionato dalla possibilità di reperire risorse.  Una cosa è certa dobbiamo rilanciare Viterbo attraverso politiche culturali adeguate. Questa non è solo la città dell’affascinante popolo etrusco ma anche di Pasolini, Orson Welles e Fellini. Ed ecco perché il 2016 sarà un altro anno dedicato. Questa volta a Viterbo città del mare –  Tuscia terra di Orson Welles, Pasolini e Fellini“.

Immancabili i ringraziamenti: “L’Anno degli etruschi – dice Galeotti – esiste perché ci sono l’università della Tuscia e Caffeina, capaci di aver formato uomini e donne di valore. L’Unitus ci ha messo la sua forza culturale e scientifica. Caffeina tutte le sue competenze. La Soprintendenza ha subito capito l’importanza dell’iniziativa e l’ha sostenuta fattivamente. Con quest’iniziativa abbiamo voluto mettere insieme una serie di intelligenze che forse non avrebbero mai lavorato insieme”.

Positivo il giudizio anche del rettore dell’Unitus Alessandro Ruggieri. “L’Anno degli etruschi è uno dei fiori all’occhiello di questa città – afferma -, all’interno del quale non poteva non esserci l’università. Sono sicuro che questo brand diventerà presto un punto fermo e di riferimento per molti”. Ruggieri invita poi a non demordere perché “la cultura è un fenomeno che si sviluppa lentamente”.

All’inizio non pienamente convinto di questa iniziativa era Filippo Rossi, ex direttore artistico di Caffeina, che si è poi ricreduto: “Grazie per averci amabilmente costretti a partecipare, è stata una bella avventura”. Ma di una cosa è convinto: “Per far diventare il Festival degli etruschi un evento della cultura italiana servono le risorse economiche”.

Poi la proposta “indecente”: “Liberiamo piazza della Rocca dalle auto –  suggerisce Rossi – e per tre giorni facciamola diventare il cuore della città. Facciamo uscire gli etruschi dal museo e portiamoli tra la gente, perché se di festival vogliamo parlare, dobbiamo pensare e fare le cose in grande”.

Marina Micozzi, etruscologa dell’Unitus, e preziosa protagonista di molte delle iniziative dell’Anno degli etruschi sottolinea l’importanza di un rigore scientifico solido.

“In questo anno abbiamo visto – argomenta Micozzi – come sia possibile parlare a un pubblico vasto, mantenendo standard scientifici elevati. Credo che mantenere livelli di scientificità buoni voglia dire anche rispettare le persone che si hanno davanti. Ho partecipato a molte della passeggiate/racconto di Antonello Ricci sia da coprotagonista che da spettatrice e debbo dire che sempre ho imparato qualcosa, perfino nella mia materia”.

La padrona di casa, la direttrice del museo nazionale etrusco Albornoz, Valeria D’Atri, ha chiuso gli interventi e ha aperto le porte della rocca ad Antonello Ricci e alla Banda del racconto per poter presentare Un anno con gli etruschi alla loro maniera: tra canti, stornelli e testi recitati sulle note delle percussioni di Roberto Pecci.

 


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