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“Ruolo dei sindaci svilito a quello di gabellieri statali”

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Francesco Chiucchiurlotto

Francesco Chiucchiurlotto 

Viterbo – Riceviamo  pubblichiamo – Si può sostenere, parafrasando ben più importanti contesti, che si è esaurita la spinta propulsiva della legge sull’elezione diretta dei sindaci?

Si può sostenere che dopo 22 anni l’efficienza ed efficacia della figura monocratica del sindaco della legge n°81/1993, si è ridotta ad un potere pressoché incondizionabile se non con la sfiducia e nuove elezioni comunali?

Si può sostenere che il combinato disposto dell’elezione diretta, del il vincolo del doppio mandato e della riduzione dei consiglieri comunali ha inaridito una classe dirigente locale non più capace oggi di fare supplenza alla crisi dei partiti, come invece avvenne negli anni ’90 durante Tangentopoli?

Si può sostenere eccome! Intanto le crescenti crisi per sfiducia o dimissioni della maggioranza dei consiglieri o dello stesso sindaco hanno minato il mito della “stabilità” indotta dalla legge 81/93; la mancanza dei controlli esterni, la futilità di quelli interni e la farraginosità applicativa delle leggi anticorruzione, hanno portato a quei risultati eclatanti rilevati dalla Corte dei conti sui danni dei 5000 funzionari infedeli, una buona parte comunali; per non parlare dell’incremento della corruzione, del sentore di malaffare diffuso che qualche decennio fa sfiorava appena i comuni.

La pressione continua sulla finanza locale, in 7 anni un prelievo di 17 miliardi di euro, compensati in minima parte da un’aumento consistente delle entrate comunali, ha svilito il ruolo dei sindaci a gabellieri statali, alla continua ricerca, cappello in mano, di risorse per mantenere i livelli essenziali dei servizi, determinando una sorta di sfiduciato abbandono di quello che orgogliosamente era stato definito “ il protagonismo dei sindaci”.

La politica centralistica inaugurata e sviluppata dal recente governo sta dando il colpo di grazia: l’abolizione Imu e Tasi in palese violazione dell’art.5 della Costituzione sull’autonomia tributaria degli enti locali; l’umiliazione dell’elezione dei Sindaci/Senatori da parte delle Regioni; gli assurdi obblighi associativi imposti ai piccoli Comuni e via elencando, indeboliscono sino all’irrilevanza l’istituzione più antica ed importante del nostro Paese.

Tornare al vecchio sistema complesso delle maggioranze consiliari e delle giunte lottizzate?

Se lo si facesse gradualmente, con intelligenza e con nuovi istituti tratti dall’esperienza di questi anni, varrebbe la pena provare se non altro per arrestare l’attuale deriva.

Si potrebbe regolamentare una forte presidenza del consiglio comunale come garanzia di equilibrio con i poteri del sindaco; introdurre la sfiducia costruttiva, cioè niente crisi ma una maggioranza nuova che esprima un sindaco nuovo; potenziare ruolo e competenze del consiglio e dei singoli consiglieri; affidare ad istanze di democrazia partecipativa alcune scelte che riguardino decisioni importanti per l’intera comunità.

L’auspicio è che si apra il dibattito su questi argomenti perché il tempo residuo per una crisi non solo istituzionale, ma democratica, è pochissimo.

Francesco Chiucchiurlotto
Vicepresidente AnciLazio

 


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