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Tenta di uccidere un carabiniere, condannato a cinque anni

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale 

Orte – Era accusato di aver puntato la pistola contro un carabiniere dopo averlo disarmato.

Un 29enne romeno è stato condannato ieri a cinque anni per tentato omicidio. 

I carabinieri di Orte lo avevano arrestato nel dicembre 2014 alla stazione. Era con il fratello, con due zaini pieni di rame. Il normale controllo da parte degli uomini dell’Arma degenera: un carabiniere scelto racconta di essersi visto sfilare la pistola dalla fondina. Subito dopo, il 29enne avrebbe scarrellato l’arma, puntato al viso del carabiniere e fatto il gesto di premere il grilletto. Nessun colpo è partito: la pistola aveva la sicura inserita.

Per il pm Massimiliano Siddi, titolare delle indagini, la dinamica è chiara: “E’ un miracolo che non ci sia scappato il morto – dichiara in aula la pubblica accusa – ma la mancanza di una vittima non sposta di una virgola la gravità del fatto”.

All’avvocato Massimo Rao Camemi, tante cose non tornano: il 29enne fa il pastore, non è esperto di armi. “Possibile che uno che ha avuto a che fare solo con le pecore fino a ieri, sappia scarrellare una pistola con una mano sola, mentre con l’altra è ammanettato?”. Non solo. La difesa fa notare le incongruenze tra la testimonianza del carabiniere al processo e quella all’udienza di convalida: il 29enne è ammanettato una volta al polso destro, una volta al polso sinistro. Una ricostruzione poco logica e con pochi ricordi nitidi, secondo il legale, che davanti al tribunale pronuncia un’arringa durissima, soffermandosi anche sulle condizioni del 29enne, malato di cuore, che arriva in carcere con naso e timpano rotto.

L’idea dell’avvocato è che la pistola sia semplicemente caduta dalla fondina nella colluttazione, ma per non rischiare un procedimento disciplinare il 29enne è stato accusato di tentato omicidio. 

Il pm mette il collegio alle strette: “Se assolvete dal tentato omicidio, accogliete la tesi della difesa, che accusa i carabinieri di calunnia. Se assolvete, prendetevi la responsabilità di trasmettere gli atti in procura per calunnia”.

Il collegio, presieduto da Eugenio Turco (a latere Silvia Mattei e Filippo Nisi), ha assolto l’imputato solo dall’accusa di tentata rapina, per aver sottratto la pistola con violenza al carabiniere. Per il tentato omicidio l’ha condannato a cinque anni. 


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