Blera – Un anno e quattro mesi per aver perseguitato la moglie che, dopo una valanga di tradimenti, non voleva più saperne di lui.
E’ finito male il processo a un 50enne di Blera accusato di stalking sull’ormai ex consorte. Un vero e proprio “clima di terrore”, secondo l’avvocato di parte civile della donna Virna Faccenda, respirato per almeno otto mesi: dal marzo al novembre 2011 quando, dopo averlo perdonato sette volte per le sue continue scappatelle, la signora ha preso il coraggio a quattro mani e ha chiesto la separazione.
Lui non ha voluto saperne. Ed è così che è cominciato un calvario domestico fatto di minacce di morte, pedinamenti e scatti di rabbia improvvisi, con sedie, tavoli e vasi buttati a terra o distrutti.
La donna era arrivata persino a dormire in macchina, per paura di vivere sotto lo stesso tetto con il marito, che le aveva rivolto minacce terribili: da quella di “aprirla con un coltello dal collo alla pancia” all’altra di investirla con la macchina e suicidarsi. E poi, umiliazioni continue: “Voleva vedersi con l’amante, ma avere me a casa che facevo la moglie”, raccontò la donna in aula due anni fa, quando venne a testimoniare davanti al giudice Eugenio Turco.
Per la difesa era stata poco attendibile e contraddittoria. Ma il tribunale ha inflitto una severa condanna a un anno a quattro mesi (un anno in più di quanto chiesto dalla procura) più una provvisionale di 5mila euro in favore dell’ex moglie. Al 50enne resta sempre l’appello.
