Viterbo – Da 20 a 12. La riduzioni delle regioni italiani passa dal ddl Morassut.
E la Tuscia potrebbe abbandonare il Lazio e essere inglobata tra la Toscana e l’Umbria nella futura regione Appenninica.
Il progetto, noto da tempo, del taglio alle regioni, sembra aver avuto un segnale dell’accelerazione da parte di Palazzo Chigi. L’8 ottobre, come riporta l’Unità, l’aula del Senato stava discutendo la riforma costituzionale, tra voti segreti, accordi interni con la minoranza del Pd, barricate della Lega e aventini dell’opposizione. Quando il senatore dem Raffaele Ranucci ha presentato un ordine del giorno sull’accorpamento delle Regioni, immediatamente fatto proprio dal governo e dunque non messo al voto.
Il timing scatterà dopo l’approvazione finale della riforma costituzionale, di cui questa potrebbe costituire una costola. A breve però il governo potrebbe incardinare un tavolo con le Regioni. «È la vera grande riforma del nostro Paese – commenta Ranucci – Regioni più forti ci renderanno più competitivi in Europa.
Si calcola che il costo complessivo dei consigli regionali ammonti a circa 1.160 milioni di euro mentre l’aggregazione potrebbe farne risparmiare allo Stato almeno 400 milioni.
E dunque, secondo la nuova mappa, addio Piemonte, Val d’Aosta e Liguria, sostituite dalla Regione Alpina. Solo la Lombardia, che conta 10 milioni di abitanti, nella geografia dell’Italia settentrionale resterebbe al suo posto. Nascerebbe infatti il Triveneto dall’unione di Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige.
Nel centro Italia, invece l’Emilia Romagna (conservando il nome) ingloberebbe dalle Marche la provincia di Pesaro mentre Toscana, Umbria e provincia di Viterbo si unirebbero per formare la Regione Appenninica. Marche, Abruzzo e Molise formerebbero la Regione Adriatica. Il Lazio scomparirebbe diventando un unico grande Distretto di Roma Capitale – già città metropolitana – e lasciando le province di Latina e Frosinone alla Regione Tirrenica che includerebbe anche la Campania.
Nel Mezzogiorno, la Puglia guadagnerebbe dalla Basilicata trasformandosi nella Regione Levante. Calabria e Potenza formerebbero la Regione di Ponente. Resterebbero come prima Sicilia e Sardegna, mantenendo il privilegio dello statuto speciale.
