Brescia – Ubi Banca diventa Spa. Lando Sileoni (Fabi): “No a fusioni che comportino un bagno di sangue in termini di esuberi”.
Nella giornata di ieri sabato 10 ottobre l’assemblea dei soci del Gruppo Ubi Banca, sotto la presidenza del Presidente del Consiglio di Sorveglianza Andrea Moltrasio, ha approvato la proposta di trasformazione di Ubi Banca in Società per Azioni e la conseguente adozione di un nuovo testo statutario.
La delibera è stata assunta in presenza di 5.032 soci (circa 2500 presenti fisicamente), rappresentanti il 20,91% del capitale sociale. I voti a favore sono stati 4.975, rappresentanti il 20,88% del capitale sociale e il 98,87 dei voti espressi. I voti contrari sono stati 26 e gli astenuti 31.
L’assemblea ha quindi proseguito la seduta in sede ordinaria, deliberando la modifica del Regolamento Assembleare al fine di adeguarlo alle nuove disposizioni statutarie conseguenti alla trasformazione in società per azioni.
Il Gruppo Ubi Banca è presente in provincia di Viterbo con le filiali e agenzie del Banco di Brescia ex Banca del Cimino.
Nel suo intervento conclusivo l’Amministratore delegato di Ubi Banca Victor Massiah, soddisfatto per come si sono svolti i lavori dell’assemblea, ha tenuto a sottolineare come “le relazioni con le organizzazioni sindacali, in questo particolare momento, si siano sviluppate attraverso un rapporto costruttivo, interfacciandosi con persone corrette, con una comune visione dei problemi nel lungo periodo e non di furbizia del breve periodo”.
Ubi Banca, con questa storica assemblea, è stata la prima banca popolare a diventare Spa dopo la riforma varata dal governo Renzi per gli istituti di credito con asset superiori agli otto miliardi di euro.
Particolaremente incisivo l’intervento di Lando Maria Sileoni, Segretario generale della FABI, il sindacato di maggioranza dei lavoratori bancari, intervenuto in qualità di dipendente-socio durante l’assemblea di Ubi. “Non tollereremo fusioni che comportino un bagno di sangue in tema di esuberi e di perdita dei posti di lavoro – ha affermato Sileoni – e non accetteremo alcuna deroga al contratto nazionale di categoria, che è costato ai lavoratori due giornate di sciopero e che ha portato 50mila bancari in piazza.
Chiediamo una presenza dei rappresentanti dei lavoratori all’interno dei Consigli dell’istituto – ha continuato Sileoni – come avviene in Germania, Francia, Austria, Svizzera e Olanda, e la costituzione di appositi comitati rappresentativi dei territori e dei soci azionisti affinché il Gruppo mantenga il suo legame con il tessuto locale”.
Silvio Cappelli



