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Crac della Viterbese, due anni all’ex dg Chessari

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Da sinistra: Giorgio Chessari, Giuseppe Flenghi e Fabrizio Capucci

Da sinistra: Giorgio Chessari, Giuseppe Flenghi e Fabrizio Capucci 

Viterbo – Condannato per bancarotta fraudolenta per distrazione. Assolto da tutto il resto.

Capitolo chiuso per Giorgio Chessari e per il processo sul crack della Viterbese calcio 90 srl. L’allora direttore generale è stato condannato ieri a due anni dal tribunale di Viterbo. Accusa: bancarotta fraudolenta per distrazione. Dalle ipotesi di fatture false per operazioni inesistenti e bancarotta documentale, invece, è arrivata l’assoluzione per non aver commesso il fatto. Pena, comunque, condonata.

Dal processo erano già usciti per prescrizione l’amministratore delegato Giuseppe Flenghi e a quello di fatto Francesco Greco, accusati di aver causato “l’azzeramento del patrimonio della società”, tramite la mancata iscrizione al campionato 2004/2005 di serie C1. In questo modo, la Viterbese aveva perso titolo sportivo e diritti di credito per centinaia di migliaia di euro.

Il fallimento della società risale a dieci anni fa esatti: ammanchi per un totale di 480mila euro, ottenuti con fatture per operazioni inesistenti e parzialmente usati per costituire fondi neri per pagare i calciatori. Per l’accusa, poco cambia: il pm Stefano D’Arma cita sentenze su Tangentopoli e le somme in nero destinate a pagare tangenti. Che lo scopo – pagare gli stipendi ai calciatori – fosse “interno” alla società, per il magistrato, non sposta di una virgola dal reato di bancarotta per distrazione.

Chessari viene definito come “una longa manus” dell’ex presidente Fabrizio Capucci, uscito dal processo patteggiando un anno e mezzo. Una vicenda che, raccontava lui stesso al Corriere della Sera, lo aveva fatto ammalare e impoverire. Capucci l’attore, nella sua vita scintillante tra donne, cinema e pubblicità, aveva bisogno di un braccio esecutivo: una figura più imprenditoriale che, secondo il pm Stefano D’Arma, aveva trovato in Chessari. 

Per la difesa, rappresentata dall’avvocato Roberto Teseo, invece, Chessari è poco più che un fantasma in tutta l’inchiesta: “Un appassionato di calcio che si butta nell’avventura Viterbese solo per il suo amore per lo sport e un padre di famiglia prelevato di punto in bianco dalla finanza e portato in carcere”.

Il collegio (presidente Eugenio Turco, a latere Rita Cialoni e Filippo Nisi) gli ha inflitto anche sanzioni accessorie: per i prossimi dieci anni non potrà più assumere incarichi direttivi.


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