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Assalto ai distributori di benzina, in dieci a processo

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Ladri in azione al distributore di benzina

Ladri armati di frullino in azione a un distributore di benzina

Viterbo – (s.m.) – Distributori di benzina, ma anche il mobilificio Orsolini, bar e ristoranti.

E’ lunga la lista degli obiettivi della banda specializzata in furti, finita a processo ieri davanti al giudice Silvia Mattei.

Dieci imputati, tutti di nazionalità romena dai venti ai cinquant’anni, e più di trenta parti offese, quasi tutte aziende specializzate in distribuzione di carburante, tra cui IP, Q8, Eni, Enerpetroli e molte altre. L’assalto ai distributori, in effetti, andava per la maggiore: era soprattutto alle colonnine self-service che puntavano i ladri.

Armati di smerigliatrice e frullino, avrebbero ripulito le aree di servizio di mezzo centro-nord Italia: Marche, Abruzzo, Lazio, Toscana, Lombardia ed Emilia-Romagna sarebbero state terra di conquista per il gruppo. Ventiquattro distributori saccheggiati in un anno, dal 2013 al 2014. Hanno colpito a Viterbo e provincia (Civita Castellana, Bolsena, Canepina, Tarquinia, Bassano Romano e Corchiano), ma anche nell’hinterland romano e comasco e in provincia di Chieti, Firenze, Ascoli, Rimini e Forlì. Uno stillicidio.

In qualche caso, i danni hanno superato il bottino: da un ristorante di Bassano Romano hanno portato via appena 20 euro dopo aver sfondato una finestra. Da Orsolini, sono andati via con denaro e attrezzi. Da un magazzino a Corchiano addirittura con due autocarri. 

Molti sono furti tentati: il rumore delle smerigliatrici ha svegliato i vicini o fatto correre forze dell’ordine e guardie giurate, costringendo i ladri alla ritirata. Ma quando andava bene, si metteva insieme un bottino che andava dalle poche centinaia agli oltre 10mila euro.

Ieri gli imputati hanno assistito all’udienza, da dietro i vetri spessi della cella di tribunale. Qualcuno se la rideva; uno ha fatto addirittura il segno di una croce con la mano, diretto non si sa bene a chi, tra il pubblico. L’impressione generale è che fossero evidentemente tutti poco preoccupati da un processo che, in effetti, non è neppure cominciato, causa problemi di notifica. 

Più di un’ora in aula a fare ordine tra costituzioni di parte civile e richieste di patteggiamento: almeno in sette hanno già deciso di concordare la pena. Prossima udienza a gennaio.


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