Ronciglione – (s.m.) – Otto anni a Pier Paolo Mulas. Quattro a Mario Tatti, con 2600 euro di multa.
Fioccano anche le ultime condanne per associazione a delinquere nell’inchiesta “Mamuthones”.
Scattava l’anno scorso la maxi operazione dei carabinieri di Ronciglione per sgominare la banda a prevalenza sarda, terrore delle campagne della bassa Tuscia.
Mulas e Tatti, 54 e 56 anni, residenti da tempo a Monterosi e Ronciglione, erano ritenuti tra i vertici dell’organizzazione specializzata in ritorsioni e furti notturni da decine di migliaia di euro.
Tatti ha patteggiato. Mulas, invece, è stato giudicato con rito abbreviato. Per lui, il pm Fabrizio Tucci chiedeva dodici anni, ridotti a otto per lo sconto del rito alternativo. Tutto nell’unica udienza di stamattina davanti al gup Stefano Pepe, che ha letto il dispositivo alle 13,45.
13 persone finirono in manette all’alba del 3 novembre 2014. Era l’operazione “Mamuthones”, per mettere fine alle continue razzie in aziende e casolari di campagna a Ronciglione e dintorni.
Un’inchiesta nata da una serie di episodi apparentemente scollegati; in realtà, dietro la valanga di furti, i militari scoprono sempre le stesse persone e una lunga serie di crimini contestati a vario titolo.
Dalla rapina a una 60enne legata, imbavagliata e presa a pugni nella sua casa a Sutri, allo stalking su una coppia di anziani. Dagli incendi alle vendette contro i membri della banda accusati di fare la spia ai carabinieri: la lingua di animale morto, appesa al cancello di casa e il piano per esplodere colpi d’arma da fuoco contro le auto dei “traditori”. Vendette che il gip Franca Marinelli ha definito di “indole mafiosa” nella sua corposa ordinanza d’arresto.
Una vicenda che, in tribunale, si è spezzata in mille rivoli, a seconda delle strategie difensive.
Mulas, interrogato stamattina, ha negato ogni suo coinvolgimento nella rapina in casa a Sutri, confessando solo alcuni episodi della lunga lista stilata dalla pubblica accusa.
Con le condanne di oggi, gli inquirenti chiudono definitivamente il cerchio sulle posizioni più gravi. I quattro accusati di associazione a delinquere (i fratelli Salvatore e Gavino Medde, oltre a Mulas e Tatti) sono stati condannati tutti, con pene dai quattro agli otto anni. Per la procura, un successo investigativo con pochi precedenti: dieci condanne su tredici ad appena un anno dal blitz, la maggior parte patteggiate. Quasi nessuno degli indagati si è voluto avventurare in un processo che avrebbe rischiato di essere controproducente. Solo in tre andranno in aula davanti al giudice.
Mulas è stato assolto da un solo capo d’accusa: l’incendio della macchina e di un capannone di proprietà di un imprenditore, a Nepi, nel 2013. Il gup ha disposto anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici per entrambi.
Parte civile contro Tatti e Mulas, un agricoltore di Sutri che si è visto portare via un trattore, 60 quintali di nocciole e 200 litri di gasolio. Il suo avvocato Cinzia Luperto, per lo studio Barili, chiedeva 30mila euro, di cui 10mila come provvisionale immediatamente esecutiva. L’entità del risarcimento sarà stabilita dal tribunale civile.


