Terni – Carezze proibite quando erano soli. In cameretta, sul letto del nonno o con la scusa di lavarla.
Quando lo ha raccontato alla mamma, un mese fa, si è nascosta sotto le coperte per la vergogna e per la paura: il nonno si era raccomandato di non dire niente a nessuno.
Adesso un 64enne di origini casertane è indagato per violenza sessuale sulla nipotina di 6 anni. I presunti abusi sessuali sarebbero andati avanti per parecchio tempo, nel segreto di quella casa vuota a Terni. La piccola abita qui con il papà, la zia e i nonni. Alla mamma, viterbese, ha raccontato che il nonno avrebbe approfittato per fare ‘quel gioco’ ogni volta che rimanevano soli.
Un segreto che la bambina avrebbe continuato a tenersi dentro, se la mamma non avesse notato strani arrossamenti sul suo corpicino. A quel punto, è scattata la denuncia alla questura di Viterbo, raccolta dagli ispettori della squadra mobile Roberto Fortunati e Nadia Amendolia, sezione reati su minori e abusi sessuali.
La procura di Terni, competente per territorio, ha chiesto l’incidente probatorio: una specie di ‘processo anticipato’ per raccogliere subito la testimonianza della bimba. Una modalità ormai classica, nelle indagini per violenza sessuale su minore: il racconto dei piccoli abusati viene cristallizzato prima possibile per far sì che i ricordi siano freschi. Un racconto a porte chiuse, in audizione protetta, alla presenza di una psicologa e con tutte le garanzie per tutelare una vittima in tenerissima età e risparmiarle il trauma di un ritorno di aula anni dopo al processo.
L’udienza, fissata dal gip di Terni Simona Tordelli, si terrà tra pochi giorni. Compito della psicologa Elisabetta Lilla Proietti sarà valutare l’attendibilità e capacità di testimoniare della bimba. Un secondo perito, la ginecologa Laura Donati, visiterà la piccola e stenderà una relazione su eventuali tracce fisiche e visibili di abusi sessuali.
Il nonno, per ora, è indagato a piede libero per violenza sessuale su minore. Indagini pesanti come macigni, quelle per abusi sessuali su bambini, concluse, in diversi casi, con assoluzioni arrivate dopo anni. Anche a questo serve l’incidente probatorio, garanzia per il bambino, come per l’indagato. Se la piccola non fosse ritenuta attendibile o smentisse gli abusi in aula, gli inquirenti chiederebbero subito l’archiviazione. In caso contrario, l’indagine andrebbe avanti.
