Viterbo – Un concerto per celebrare l’Anno degli Etruschi.
Una serata, organizzata dall’Università della Tuscia e dal comune di Tarquinia, coordinatore del progetto Emap (European music archaeology project), per ricostruire e ri-suonare gli strumenti a fiato anticamente diffusi tra l’Europa del Nord e l’Italia etrusca e romana.
Sabato 14 novembre alle 21 all’auditorium del complesso storico di S. Maria in Gradi a Viterbo. Trombe e corni dell’antica Europa. Celti, etruschi e romani per ascoltare in forma di ensemble i risultati del lavoro svolto dagli artisti, a integrazione di quello impostato dagli archeologi e dagli scienziati, nell’intento di restituire finalmente una voce a questi strumenti.
Riflettori accesi e orecchie aperte, quindi, sullo “spaventoso” carnyx dei Celti, lungo quasi 2 metri e sovrastato da una fiammeggiante campana zoomorfa. A Viterbo si incontreranno quello “di Tintignac”, ricostruito da Jean Boisserie con il sostegno della municipalità di Naves, e quello “di Sanzeno”, opera di Alessandro Ervas e curato dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici di Trento, realizzati – dopo una lunga fase di studi e analisi di laboratorio – a partire dai ritrovamenti effettuati negli omonimi siti archeologici.
Entrambi vengono ora affidati alle tecniche esecutive e alla creatività dei musicisti, e in particolare di due specialisti, John Kenny nel primo caso e Ivano Ascari nel secondo.
A John e Patrick Kenny spetterà poi il compito di soffiare nuova vita nel lituus, la maestosa tromba degli Etruschi, adottata anche dai Romani, grazie alle due repliche appena ultimate dall’artigiano-scienziato John Creed, che si affiancano a quelle create in passato dall’archeomusicologo Peter Holmes, oggi direttore scientifico dell’Ancient brass project.
L’evento viterbese offrirà poi la possibilità di vedere ed ascoltare – suonati da Gaetano Delfini e Daniele Ercoli – altri strumenti condivisi tra Etruschi e Romani, come cornu e tuba. E ci sarà spazio anche per la salpinx della tradizione greca, la tromba celtiberica in terracotta di Numanzia, l’iconico lur in uso tra le popolazioni baltiche e scandinave, la tromba irlandese di Loughnashade. Il tutto in un viaggio a ritroso nel tempo, che oltrepassa le Età del Ferro e del Bronzo per risalire fino ai primi strumenti musicali a bocchino – conchiglie e corni a cui darà fiato Alberto Morelli – diffusi in Europa almeno a partire dal Neolitico, alcune migliaia di anni prima di Cristo.
Il progetto Emap costituisce un network di istituzioni, studiosi, artisti di sette diversi paesi europei, volto a sviluppare un programma di ricerche, ricostruzioni, workshop, conferenze, concerti, pubblicazioni e programmi didattici che culminerà nella mostra multimediale, interattiva e itinerante Archaemusica – Exploring the sounds and music of ancient Europe, in cui confluiranno i lati scientifici e quelli più “spettacolari” dell’intero progetto. Lo scopo principale resta quello di catalizzare il crescente interesse per gli studi musicali in ambito archeologico e di imprimere nuovi impulsi a un campo d’indagine interdisciplinare affascinante, essenziale per comprendere appieno il ruolo svolto dalla musica nelle società antiche, ma ancora poco valorizzato.
