Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Corruzione e concussione, appalti pubblici senza gare, impiegati fannulloni e dirigenti che fingono di non sapere, concorsi truccati, assegnazione clientelare delle case popolari, posizioni previdenziali taroccate.
Siamo talmente abituati a questo tipo di notizie che ormai le apprendiamo con distrazione: sdegno e rabbia dei primi istanti sono stati d’animo che vengono presto sostituiti da fatalismo e rassegnazione mentre la nostra bella Italia continua ad essere calpestata da un esercito di cialtroni.
Ma le colonne dei nostri giornali sono occupate anche (purtroppo!) da notizie di furti e rapine e su questo tema (per fortuna!) non riusciamo ad abituarci ed allora appare in tv qualche deputato che sbandiera un revolver, qualche parlamentare grida che gli extracomunitari sono pericolosi criminali e in tutte le case si discute sull’opportunità di acquistare una pistola, sulla necessità di impedire agli stranieri che fuggono dalla guerra di sbarcare nel nostro Paese, sull’inasprimento delle pene, e così via.
E’ fuori di dubbio che si percepisca come più allarmante l’aggressione da parte di un balordo ed è assolutamente comprensibile il desiderio di difendersi con strumenti urgenti per scongiurare il pericolo al quale siamo esposti di fronte agli episodi criminali violenti, ma la catena del danno alla quale assistiamo impotenti in presenza di atti di corruzione non dovrebbe esigere altrettanta attenzione ed urgenza?
La corruzione non è solo un reato che arricchisce corrotti e corruttori ma danneggia un intero sistema produttivo: se per acquisire un appalto l’imprenditore deve corrispondere “una mazzetta” infatti, vengono alterate le regole del mercato, i costi delle opere appaltate subiscono aumenti a carico dei contribuenti, ancora peggio quando vengono realizzate opere a basso costo, di dubbia qualità con i rischi altissimi che ne conseguono in termini di sicurezza per la vita di tante persone (strade dissestate e strutture pericolanti), si danneggiano gli imprenditori onesti, molte imprese sono costrette a chiudere, i dipendenti rimangono senza lavoro, le famiglie cadono in povertà, le persone perdono la fiducia, alcune si suicidano.
Ma non solo, oltre ad alterare il sistema produttivo dovremmo calcolare i danni procurati alla speranza dei nostri giovani che crescono con la convinzione che per aspirare ad un posto di lavoro sia necessario corrompere qualcuno; chi durante l’orario di lavoro si dedica ad altro (shopping, sport, seconde occupazioni, e altro), oltre che rubare a tutti gli effetti nelle nostre tasche come un ladro qualunque, non ha rispetto per chi il lavoro non lo trova e quindi lo ruba ai nostri figli.
Pensiamo mai a tutte queste possibili conseguenze alle quali può portare la catena del danno?
Non dovremmo tutti pretendere di arginare tali conseguenze con la medesima urgenza con la quale dedichiamo attenzione ai reati che determinano un maggiore allarme sociale?
L’Europa sostiene che l’Italia sia il Paese dove è maggiormente presente il fenomeno della corruzione, ma in Italia in questo momento sono in carcere solo 250 detenuti che ne stanno scontando una condanna, mentre in Germania, dove è certamente meno diffusa, sono quasi 8 mila i detenuti condannati per lo stesso reato: c’è qualcosa che non quadra.
Sono undici anni che frequento assiduamente il carcere: posso affermare di aver conosciuto migliaia di persone recluse ma ne devo ancora incontrare una che stia scontando una pena per corruzione.
Leggiamo nei tribunali che la legge è uguale per tutti ma forse non tutti sono uguali per la legge.
Claudio Mariani – Criminologo
Csc – Centro per gli studi criminologici
