Soriano nel Cimino – Dimessa per una colica addominale muore poco dopo.
Erano passate le 21,40 del 16 settembre 2011, quando Giuseppa Menè, 77enne di Soriano nel Cimino, viene soccorsa a casa da un equipaggio del 118 di Orte con medico a bordo, che l’ha trovata seduta, con un dolore all’inguine che andava avanti da giorni.
Portata al pronto soccorso di Belcolle è stata ricoverata in codice giallo con dolori addominali e vomito.
Dopo un’ora dall’arrivo, viene dimessa per una colica addominale. Alle 4 del mattino la donna, dopo essere stata di nuovo soccorsa in casa, muore per un arresto cardiorespiratorio.
Il mancato monitoraggio di almeno dodici ore della paziente, come si legge nel ricorso presentato dal legale dei famigliari della vittima, Matteo Mion, che si occupa di casi di mala sanità sul territorio nazionale, ha provocato insieme ad altri fattori la morte della donna. Oltre il danno, anche la beffa.
Riconosciuto l’errore, sia dalla perizia del legale che da quella dell’assicurazione, per i famigliari non c’è nemmeno un euro di risarcimento.
“La Asl – racconta l’avvocato Matteo Mion di Padova – essendo commissariata non paga nessun danno di malasanità, compresi i casi mortali, come quello della donna di Soriano. C’era, infatti, un accordo tra il sottoscritto e l’assicurazione, che, per carenza di fondi dell’azienda, non è stato risarcito”. E’ stato quindi avviato un procedimento civile.
Mi occupo di casi di malasanità in tutta Italia, ma quello che capita a Viterbo non ha eguali. Ho parlato anche con l’assicuratore che mi ha detto di avere le mani legate per la carenza assoluta di fondi della Asl. Quello di Soriano è solo uno dei casi simili che seguo nel Viterbese. E tutti con lo stesso iter.
E’ per questo che sto pensando di fare un esposto alla Corte dei conti, nel senso che chi amministra la Asl deve rispondere anche della gestione dei fondi pubblici. Se non si possono risarcire le vittime di malasanità, ci si deve presentare alla giurisdizione contabile”.
Il caso, per l’avvocato, deve far riflettere. E non solo. “C’è una cupola di omertà per cui, in zona, queste cose non vengono fuori. Io, però, ho meno a cuore gli equilibri locali, racconto la verità ed è giusto che i cittadini di Viterbo si preoccupino di che fine fanno i loro soldi una volta che pagano le tasse.
Che non venga risarcito un caso mortale, dove c’è un accordo tra i parenti della vittima e l’assicuratore, perché l’ospedale non ha i fondi, penso sia gravissimo. Non potevo che avviare un procedimento civile, chiedere la nomina di un consulente tecnico d’ufficio, attendere le sentenze ed eventualmente fare i pignoramenti. Il problema è che rischio di non trovare più nulla, perché se la Asl va in default, poco me ne faccio di una sentenza a favore. Ecco dunque che mi rivolgo al giornale perché si muova qualcosa tra le istituzioni locali”.
