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“Altro che equità, la giunta vuole solo risparmiare”

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Viterbo - La riunione della quarta commissione

Viterbo – La riunione della quarta commissione 

Viterbo - La riunione della quarta commissione

Viterbo – La riunione della quarta commissione 

Viterbo - La riunione della quarta commissione

Viterbo – La riunione della quarta commissione 

Viterbo – (g.f.) – Per chi ha un reddito di 7.500 euro, pagare tre euro a pasto è tanto.

In quarta commissione si discute dei buoni mensa. Ci sono i genitori e arrivano suggerimenti per modificare le fasce che entreranno in vigore dal primo gennaio.

Gli aumenti per i genitori riguardano un po’ tutte le fasce. Chi ha un reddito Isee di quindicimila euro, spende mille euro l’anno, fanno sapere.

Una delle proposte è aumentare il numero delle fasce, affinché la più alta non sia 25mila euro, ma di più.

C’è un dubbio: “Se la manovra è fatta a saldo zero – osserva Chiara Frontini (Viterbo 2020) – e chi ha di più paga di più e viceversa, va bene. Se invece la rimodulazione deve servire per portare risparmio all’amministrazione, non va bene”.

Per l’assessore Antonio Delli Iaconi è solo una manovra per un’equa distribuzione dei costi. “Poi la minoranza – chiosa Delli Iaconi – giustamente si arrampica come può sugli specchi”.

La polemica che mancava. Scatta la sommossa del centrodestra. Quando la delibera è arrivata in consiglio comunale, sostengono, non è stata presentata così.

“Non ci sto a veder mistificare la realtà e prendere in giro i consiglieri. Quando la delibera è stata approvata, le ragioni erano chiare.

Un consigliere di maggioranza lo ha spiegato all’epoca: chi è in fascia bassa paga come prima, altri pagheranno cinque euro, quindi coprendo il costo del servizio.

A quel punto si potrà andare a diminuire il costo per l’ente, diminuendo la somma in bilancio. Ecco la ragione per cui la delibera è stata adottata dalla giunta. Noi non ci stiamo a farci prendere in giro”.

C’è un altro scoglio. Il 30 per cento di chi usufruisce della mensa non è residente a Viterbo.

Paolo Simoni (Oltre le mura) propone che paghino di più e i residenti di meno. Il collega Maurizio Tofani precisa meglio l’idea. Paghino di più, ma i comuni di residenza intervengano per un principio di sussidiarietà.

“Perché i cittadini vengono a usufruire di servizi – osserva Tofani – senza per questo voler penalizzare nessuno, soprattutto i bambini. Penso ad esempio a Vitorchiano, che è un serbatoio del comune di Viterbo”.

A oggi, su 1.200 utenti, fa notare una madre, solo in seicento hanno presentato l’Isee. Perché? Lei è fra questi.

Non hanno perso tempo, dal momento che avendo un reddito che supera il limite massimo, 25mila euro, comunque pagherebbero il massimo. Cinque euro.

Incrementando le fasce verso l’alto sarebbe un caos. Perché chi non ha presentato Isee pagherebbe comunque il massimo, pure magari rientrando a quel punto nella penultima fascia.

Il solito pasticcio.

“Non c’è un’idea chiara – incalza Gianmaria Santucci (Fondazione) – oltretutto si rischia il danno erariale. Perché arrivati al primo gennaio, quando partiranno le nuove tariffe, nella delibera si parla di andare a saldo, fra tariffe attuali e quelle nuove.

Ovvero, far pagare gli arretrati.

Assurdo, quindi chiederete di votare al consiglio comunale di togliere questa parte. Ma chi vota di non pagare gli arretrati?

Ecco perché vi dico continuate a sperimentare, ma lasciamo le vecchie tariffe e si cambia dal prossimo anno”.

Mentre anche per Giulio Marini (FI), dietro a queste manovre c’è solo un fine contabile. Niente ragioni d’equità.

Su un punto sono tutti d’accordo, fa notare l’assessore Antonio Delli Iaconi: mettere le fasce in base al reddito. Meno male.


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