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“Facevamo tutto da soli”

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Appaltopoli in aula, il processo Genio e sregolatezza

Appaltopoli in aula, il processo Genio e sregolatezza

Genio e sregolatezza, la perquisizione dei forestali al Genio civile di Viterbo

Genio e sregolatezza, la perquisizione dei forestali al Genio civile di Viterbo

Genio e sregolatezza, un'intercettazione ambientale

Genio e sregolatezza, un’intercettazione ambientale 

Viterbo – (s.m.) – Gare d’appalto in autonomia, senza nessun contributo del Genio civile.

Parlano i testimoni della difesa al processo “Genio e sregolatezza” sui presunti appalti truccati a Viterbo e provincia.

Sarebbero almeno 6 le gare sulle quali il Genio civile non ha messo penna.

Davanti al collegio dei giudici hanno sfilato dipendenti comunali e commissari di gara chiamati a deporre dalla difesa dell’imputato principale: il funzionario del Genio civile Roberto Lanzi, accusato di essere il “grande manovratore” degli appalti a Viterbo e provincia, distribuiti in cambio di presunte mazzette.

“Facevamo tutto da soli”, hanno spiegato i testimoni. Nessuna ingerenza dell’ente regionale nei lavori per la piscina di Bolsena, le strade da asfaltare a Capranica, Vetralla e Arlena di Castro, il restauro delle facciate dei centri storici a Vignanello e Celleno. Quindi, nessuna possibilità di corruzione o di turbativa d’asta, secondo la difesa di Lanzi, che in quegli appalti non era né membro delle commissioni di gara, né ricopriva altri ruoli.

Al massimo poteva succedere che qualcuno lo contattasse privatamente a titolo di esperto per consulenze varie e nient’altro, almeno secondo i testimoni.

Tra la decina di persone ascoltate ieri, anche l’ex sindaco di Vignanello Federico Grattarola, anche lui finito nei guai in “Genio e sregolatezza” per presunti favoritismi a un imprenditore nell’appalto per un parcheggio. Il filone d’inchiesta in cui è indagato è stato chiuso di recente.

Nel frattempo, il processo, nato dalla raffica di arresti della forestale tra imprenditori, amministratori e i due funzionari del Genio, rischia di ricominciare da capo. Il presidente del collegio dei giudici, Eugenio Turco, lascerà il tribunale di Viterbo per un prestigioso incarico all’Autorità nazionale anticorruzione di Raffaele Cantone, per poi volare a Belgrado nell’ambito di un progetto della Comunità europea.

Il rischio è che le difese non diano il consenso all’utilizzo degli atti: significherebbe azzerare il processo e ripartire dall’inizio, quando tre quarti del lavoro era già stato fatto.

“Ho cercato di portare avanti questo processo nel modo più veloce possibile, ma sono stato trasferito”, ha annunciato il magistrato in aula ieri. 

Il destino di un’intera e imponente vicenda giudiziaria si deciderà alla prossima udienza a febbraio. E’ in mano al nuovo collegio dei giudici, ma ancora di più, alle difese.


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