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Gli occhi di un’università straniera su Norchia

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Antonio Delli iaconi

Antonio Delli iaconi 

Viterbo - La necropoli etrusca di Norchia - La vegetazione ricopre le tombe

Viterbo – La necropoli etrusca di Norchia – La vegetazione ricopre le tombe 

Viterbo - La necropoli etrusca di Norchia - La vegetazione ricopre le tombe

Viterbo – La necropoli etrusca di Norchia – La vegetazione ricopre le tombe 

Viterbo - La necropoli etrusca di Norchia - Un cartello nella selva di vegetazione

Viterbo – La necropoli etrusca di Norchia – Un cartello nella selva di vegetazione 

Viterbo - La necropoli etrusca di Norchia - Una tomba superstite

Viterbo – La necropoli etrusca di Norchia – Una tomba superstite 

Viterbo – (p.p.) – Gli occhi di un’università straniera su Norchia (video – fotocronaca – slide).

Il disastro archeologico di Norchia si può evitare. Antonio Delli  Iaconi è convinto che il sito, oltre a salvarsi per le ricchezze che a disposizione, lo farà anche grazie a chi ha mostrato interesse per il suo recupero.

E cioè l’imprenditore che ha acquistato la maggior parte di quell’area e, come annuncia lo stesso assessore alla Cultura, anche un’università straniera che proprio in quel posto vuole scavare. Da parte sua, assicura l’impegno del Comune a favorire che ciò avvenga.

“Norchia – dice Delli Iaconi – è una delle tante risorse del territorio che non viene utilizzata e valorizzata. E’ complicato pensare di mettere a posto un sito come quello, perché è molto grande ed è privato. Non c’è, inoltre, una legislazione che consente, o almeno aiuta, i proprietari a tenere in ordine e valorizzare terreni di quel tipo. La stessa difficoltà che abbiamo, per esempio, con Ferento.

Finché ci sono investimenti di ricerca, nel senso che ci vengono fatti scavi, i privati possono avere dei contributi, al contrario è difficile chiedere di spendere dei soldi per rendere accessibili al pubblico le bellezze che stanno in una determinata proprietà. Non c’è un quadro normativo che renda conveniente investire nella manutenzione e nella pulizia. Il problema della fruizione viene affrontato se non per beni artistici dello stato.

Gli altri paesi, come l’Inghilterra, aprono castelli o giardini, facendo pagare un biglietto. Questo rapporto tra pubblico e privato, invece, in Italia, ancora non è stato ben definito”.

Sta di fatto che della necropoli etrusca non è rimasto nulla se non qualche spicchio di sepoltura qua e là, che si percepisce appena. Totalmente ammantata da rovi, alberi e frattoni d’ogni tipo.

Delli Iaconi riesce, però, a vedere il bicchiere mezzo pieno. “Sono speranzoso, perché la maggior parte del sito è stata acquistata da un imprenditore molto sensibile al recupero e poi perché c’è un interesse importante da parte di un’università straniera a poter effettuare una campagna di scavi e ricerche, che renderà possibile la rivalutazione della zona. Sono in contatto con la Sovrintendenza e il Comune vuole favorire questo processo.

Insomma – conclude Delli Iaconi -, salviamo Norchia, anche se Norchia si salva da sola per le sue bellezze”.


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