Viterbo – Licenze di caccia negate, accolti i ricorsi.
Sono stati diversi i ricorsi arrivati in prefettura per licenze di caccia negate a chi ha subìto condanne. Per anni, piccoli precedenti non avevano costituito un problema per il rilascio. Un orientamento interrotto da una sentenza del Consiglio di Stato.
Dopo i rifiuti, però, i cacciatori si sono attivati e, in base a un parere favorevole della questura e a una recente sentenza del consiglio di stato, la situazione è stata ribaltata.
“Il mio assistito – spiega Chiodi -, come tanti altri, ha la licenza da trenta anni e ha potuto sempre rinnovarla. Stavolta, la questura gli ha dato un diniego perché, nel frattempo, era uscita una circolare ministeriale, che si rifaceva a una sentenza del Consiglio di Stato, per cui chi aveva subìto una condanna penale non poteva ottenere il rinnovo. Indipendentemente dal fatto che, poi, fosse stato riabilitato dal tribunale.
Il mio assistito aveva già pagato tutti i bollettini ed è rimasto sorpreso perché negli anni scorsi ha sempre ottenuto il rinnovo, non avendo più compiuto atti per cui potesse essere giudicato inaffidabile nell’uso delle armi”.
Di punto in bianco, dunque, qualcosa è cambiato. “La legge, in effetti, parla di chi ha subito condanne in passato, ma la giurisprudenza invita a valutare caso per caso. Questo orientamento poi con il Consiglio di Stato si era interrotto. Abbiamo fatto un ricorso gerarchico al prefetto di Viterbo, sostenendo che la ragione per rinnovare la licenza fosse la comprovata inaffidabilità del richiedente. Cosa che non può certo dipendere dall’aver subìto una leggera condanna per di più datata e alla luce di successivi rinnovi”.
Ma c’è di più. “La sentenza del consiglio di stato da cui tutto aveva preso piede, era stata superata da un’altra che sconfessava la precedente. La prefettura ha mandato i ricorsi in questura per le contro deduzioni e, dopo averli visti e aver visto l’ultima sentenza, ha dato parere favorevole all’accoglimento del ricorso e al rilascio della licenza nei casi in cui i soggetti, che pur avendo avuto una condanna, risalente nel tempo, sono stati riabilitati”.
