Roma – Al San Camillo la mancanza di posti letto costringe a ricoverare i pazienti anche nella sala operatoria.
Nel reparto di neurochirurgia del San Camillo scarseggiano i posti letti, così i pazienti operati per una patologia al cervello restano in sala operatoria anziché essere trasferiti nei reparti.
Questa situazione porta a un allungamento dei tempi di attesa per gli interventi e al blocco dell’attività dei chirurghi.
Per via del sovraffollamento c’è chi deve aspettare anche 5 mesi per farsi asportare un tumore benigno.
“È una scelta obbligata per la carenza di posti letto in rianimazione – afferma il primario Alberto Delitala – e per salvare i pazienti dobbiamo lasciarli in sala operatoria, dove sono assistiti con la respirazione artificiale e il controllo dei parametri vitali, dalla pressione arteriosa al battito cardiaco”.
In sala operatoria i pazienti restano anche 3 o 4 giorni assistendo a volte anche ad altri interventi perché i medici continuano il loro lavoro nonostante i ricoverati nella sala operatoria.
Le operazioni vengono interrotte solo quando i pazienti in degenza diventano troppi.
Per fine mese dovrebbero arrivare altri 20 posti letto in rianimazione ma per ora i medici hanno scritto all’azienda regionale dei soccorsi chiedendo di mandare ad altri ospedali con centri di neurochirurgia i pazienti da curare con urgenza.
