Capodimonte – Una vicenda giudiziaria che ricomincia.
Prenderà il via il 15 dicembre il processo d’appello a Settimio Melaragni, l’immobiliarista 61enne di Capodimonte accusato di aver ucciso la compagna Daniela Nicoleta Hatmanu nel 2008.
Lo chiamarono l’omicidio del lago. La notte del 31 gennaio di sette anni fa, Melaragni esplose dei colpi in casa con la Beretta calibro 9 che teneva accanto al letto. Pensava fossero i ladri; invece era Daniela, 37enne romena, la sua compagna che si era alzata dal letto per andare in bagno. I proiettili l’hanno raggiunta alla gamba destra e al torace. Per lei, atterrata quello stesso pomeriggio a Fiumicino da Palermo per passare la notte con Melaragni, non ci fu nulla da fare.
L’immobiliarista si è sempre difeso sostenendo di aver sparato per paura: nell’ottobre del 2007 sarebbe stato stuprato durante una rapina in casa. Dopo quel trauma, aveva deciso di munirsi di una pistola e di tenerla in camera. Ma prima della notte in cui uccise Daniela, per paura e per errore, mai aveva usato quell’arma.
La sua difesa è stata smontato pezzo per pezzo dalla sua ex Melinda Zabo: ascoltata al processo di primo grado, disse che non c’era mai stata nessuna rapina con stupro nell’ottobre 2007 e che quella stessa notte lei e Melaragni erano insieme a casa.
Lui, per tutta risposta, l’ha denunciata, additandola come l’organizzatrice di quel raid notturno in casa sua ma, in conclusione, l’immobiliarista è finito nuovamente sotto processo per calunnia ai danni dell’ex, con l’aggiunta di una presunta tentata estorsione del tipo o resti a vivere con me, o metto in giro le tue foto nuda. Un processo al palo. Mai iniziato per continui rinvii. E dire che i fatti sono del 2007.
In primo grado, Melaragni è stato condannato a dieci anni e sette mesi dal tribunale di Viterbo. Pena ridotta a otto anni in appello.
La Cassazione è entrata a gamba tesa su quell’ultima sentenza, annullando con rinvio per il nuovo processo in Corte d’Assise d’appello, fissato al prossimo mese.



