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“Per estinguere il debito si voleva prendere l’azienda”

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Daniele Califano

Daniele Califano

Il funzionario di banca Antonio Pasquini

Il funzionario di banca Antonio Pasquini

Viterbo – Parola ancora alle vittime di usura.

E’ un’altra imprenditrice a sedersi davanti ai giudici per raccontare dei prestiti avuti da Daniele Califano, immobiliarista 53enne, imputato al processo per usura ed estorsione insieme alla moglie Giovanna Buzi e al funzionario di banca Antonio Pasquini.

La donna, parte civile al processo e titolare di un negozio di abbigliamento per bambini, si era rivolta a Califano in un momento di difficoltà. Prestiti da aprile a luglio 2010. Per due volte, Califano le dà 2mila 800 euro, ha spiegato ieri l’imprenditrice davanti ai giudici del tribunale di Viterbo. In tre mesi, sempre per due volte, Califano ne pretende 5mila 400. Interessi usurari del 299 per cento su base annua, secondo l’accusa. 

E poi c’è l’altro prestito da 3mila euro, di cui l’imprenditrice ha bisogno: 2mila le vengono dati in contanti, mille tramite lavori di ristrutturazione del suo negozio. Un prestito che le verrà a costare più di tre volte tanto: l’imputato, racconta l’imprenditrice, vuole 10mila euro in quattro anni. E l’imprenditrice rilascia una lunga serie di cambiali. “Non avevo alternative – ha detto la donna in aula -. Sapeva che non ero nella condizione di pagare. Mi disse che per estinguere il debito poteva prendersi l’azienda”.

L’indagine “Senza tregua” dei poliziotti della squadra mobile parte all’inizio del 2013. Motore dell’inchiesta, la denuncia di un’altra imprenditrice viterbese, già ascoltata dal tribunale di Viterbo, ritrovatasi a pagare interessi di oltre il 200 per cento su base annua per un prestito di poche migliaia di euro. Partono le intercettazioni: per gli inquirenti l’attuale imputato Antonio Pasquini, tramite il suo impiego in banca, avrebbe adescato imprenditori in difficoltà per poi “affidarli” a Califano. Nel primo blitz della mobile, a marzo 2013, le manette scattano solo per l’immobiliarista, mentre il bancario è indagato a piede libero. Tempo tre mesi e mezzo e anche lui finisce a Mammagialla. Gli arresti domiciliari vengono revocati solo a fine 2013.

Alla prossima udienza continueranno a parlare gli imprenditori che avrebbero ricevuto prestiti “a strozzo”.


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