Roma – (s.m.) – La Corte d’Assise d’appello riapre il processo.
Sulle due ragazzine romene di 15 e 16 anni, L. e A., comprate, violentate e costrette a prostituirsi, i giudici romani vogliono vedere chiaro.
Ieri, alla prima udienza del processo d’appello, hanno deciso di ascoltare la più grande delle due, A., oggi 27enne, tornata da anni in Romania.
Era irreperibile tra il 2010 e il 2011, quando la Corte d’Assise di Viterbo condannava otto imputati su dodici per reati pesantissimi, tra i quali violenza sessuale e riduzione in schiavitù. Solo L. venne in aula a raccontare, tra una lacrima e l’altra, l’orrore di quei rapporti sessuali a pagamento tra gli alloggi di San Pellegrino e il ‘palazzaccio’ di via Cattaneo nel 2005, l’anno in cui le due amiche arrivano in Italia.
Di A., messa incinta dal suo aguzzino Arthur Sulejmani condannato in primo grado a undici anni, si perse ogni traccia. Furono acquisiti i verbali del suo interrogatorio in questura, dopo il blitz dei poliziotti che restituì la libertà alle due ragazzine.
Oggi, in appello, dopo i ricorsi di sette condannati su otto, la Corte vuole ascoltare i fatti dalla viva voce di A.. Perché quella ragazza non è più un fantasma: è stata rintracciata l’anno scorso e, insieme a L., è tornata in Italia per testimoniare al secondo processo nato dalla loro storia: quello per tratta di esseri umani a chi, dieci anni fa, le aveva accompagnate in Italia e vendute per 1000 euro ciascuna agli albanesi Sulejmani e Samuel Kola.
La Corte d’Assise d’appello ha fissato una nuova udienza a marzo: quel giorno, A. tornerà in aula, a raccontare ancora il suo calvario.
