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Quando l’artista Balthus viveva a Montecalvello

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Il castello di Montecalvello

Il castello di Montecalvello 

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Alcuni giorni fa a Roma hanno aperto i battenti due grandi mostre, una a Villa Medici sede dell’Accademia di Francia e l’altra nei locali delle ex scuderie del Quirinale.

Due mostre aperte fino al 31 gennaio 2016 per un unico artista: Balthus.

Balthus è lo pseudonimo del conte Balthasar Klossowski De Ròla uno dei più grandi pittori francesi del trascorso XX secolo. Tanto importante che lui vivente – riconoscimento quasi unico – alcune sue opere sono state recepite e messe in mostra al Louvre.

Balthus era nato nel 1908 ed è morto nel 2001. Ma non starò qui ad illustrare la vita e le opere di questo grande artista il cui nome è legato profondamente alla Tuscia, alla nostra terra.

Lungo è stato il suo pellegrinare in giro per l’Europa e nel mondo scegliendo di volta in volta un angolo tranquillo dove ritemprava se stesso ed elaborava le sue grandi opere.

Bene questo genio della pittura contemporanea che molto aveva appreso dai grandi pittori italiani del quattrocento fiorentino (Piero della Francesca, Masolino, Masaccio) dalla signora Beatrice Mariani acquistò un antico castello medievale della Tuscia dove trascorse gli ultimi anni della sua vita assieme alla seconda moglie Setsuko Ideta di origine giapponese.

Disse a proposito il grande Fellini di cui era amico, che Balthus era un signore del Rinascimento.

Questo castello è quello di Montecalvello compreso nel comune di Viterbo e distante pochi chilometri da Grotte S. Stefano a suo tempo possesso anche di donna Olimpia Maidalchini Pamphili la discussa principessa di S. Martino al Cimino.

Qui Balthus visse per lunghi periodi alternando la presenza a mostre che gli rendevano omaggio in tutto il mondo e qui dipinse, nel suo atelier ricavato nell’ultimo piano del castello,m tutta una serie di paesaggi e vedute delle nostre terre che si aprivano verso il Cimino o verso la valle del Tevere con una delicatezza nel tratto e nei colori tale che in essi colgono la magica atmosfera intrisa di storia e di natura.

E’ stato scritto: “Proprio a Montecalvello ha realizzato una parte della sue pregevoli opere. Questa fetta incantata dell’Alto Lazio è stata meta di scrittori, critici e letterati. Compiere un viaggio a Montecalvello serve a cogliere le singolari atmosfere che hanno ispirato alcuni famosi quadri del grande maestro; terre incontaminate che fanno da sfondo a figure giovanili”.

Dico questo perché vorrei che noi approfittassimo di queste due mostre per condurre turisti a visitare il suo rifugio spirituale a Montecalvello.

Vorrei che le migliaia di persone che vedono le due mostre siano indotte a venire nella Tuscia, a passare per Viterbo e arrivare al castello di Montecalvello perché anche la nostra terra ha contribuito alle sue opere e ha dato senso alla sua vita,

Qualche anno fa la moglie aprì le porte del casello e centinaia di persone, viterbesi e no, vi si precipitarono.

Perché non rinnovare quell’evento?

La Tuscia non deve, a mio parere, rimanere abulica a guardare: deve immediatamente, Comune e residui della Provincia e coinvolgendo anche la Regione stampare di corsa, in fretta e furia, un decente depliant da distribuire nelle due mostre per invogliare coloro che lo vedono e vedendolo lo amano e lo stimano a venire a vedere Montecalvello e bearsi della bellezza e dell’incanto delle nostre terre così come faceva lui.

Vogliano e dobbiamo “sfruttare ” questa occasione per far conoscere la Tuscia e rendere omaggio ad un così grande artista che tanto amò – certamente più dei nostri malandati politici – la nostra terra.

Ho suggerito depliant, ma nulla vieta di organizzare altri eventi e soprattutto programmare delle visite al castello. Con il permesso si intende della gentile signora Setsuko Ideta che noi abbiamo tanto ignorato.

Paolo Giannini


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