Viterbo – Salviamo la necropoli etrusca di Norchia. Punto.
Salviamola tutti: cittadini, università, ministero, soprintendenza, comune, provincia e regione. Non è solo un appello, ma una necessità che dovrebbe essere impellente. Non un semplice impegno, ma un dovere intellettuale, civile, economico e morale. Perché quello che sta succedendo è uno dei più gravi disastri archeologici della storia della regione Lazio (video – fotocronaca – slide).
E non ci sarebbe altro da aggiungere. Basta vedere lo stato in cui è ridotta la necropoli etrusca in piena Maremma, sul territorio amministrato dal comune di Viterbo. Non c’è rimasto più niente, se non qualche spicchio di sepoltura qua e là, che si percepisce appena. Totalmente “ammantata” da rovi, alberi e “frattoni” d’ogni tipo. Buoni per fare capanni da caccia, impossibili per i turisti.
Norchia è abbandonata a sé stessa. Norchia che fu anche insediamento preistorico, romano e medievale, con la chiesa romanica di San Pietro e il castello dei di Vico. Tutto sommerso dalla vegetazione in uno scenario post atomico dove la natura s’è ripresa tutto. Un’enorme tomba verde a seppellire tumuli, pozzetti e dromos del VI-II secolo a.C.
Nessuna bomba a distruggerli. Solo l’incuria e il menefreghismo. Due aspetti che, quando si parla di beni culturali, sono strettamente collegati tra loro. C’è incuria perché a monte c’è menefreghismo. E quest’ultimo è sempre causa prima dell’incuria. Un menefreghismo incurante che però ci sta privando di una delle necropoli etrusche più importanti del Lazio.
Una vergogna agli occhi del mondo e sotto gli occhi di tutti. Una vergogna cui è fondamentale porre riparo per potersi definire civili. Atrimenti tutto ciò che viene detto a proposito di sviluppo turistico del territorio sono parole vane e del tutto inutili, quasi fossero una presa per il culo.
I proprietari delle terre su cui ricade la necropoli, facciano il loro dovere. L’università della Tuscia alzi la voce. Ministero, soprintendenza, comune di Viterbo e regione Lazio intervengano con forza. E’ un obbligo culturale, morale e giuridico. Altrimenti si è complici dello sfascio.
Cos’altro attendere? Forse che le radici degli alberi spacchino le facciate delle tombe e quel che resta della chiesa di San Pietro crolli definitivamente? Oppure che qualche turista, che s’avventura in quella ch’è ormai diventata una savana, finisca in qualche buca lasciandoci la pelle, per poi essere ritrovato ai tempi dell’apertura della caccia?
Il testo unico del 1999, che affida al ministero la vigilanza sui beni culturali, mette a disposizione tutti gli strumenti necessari, individuando chiaramente obblighi, interventi, responsabilità e sanzioni. Perfino l’esproprio “per causa di pubblica utilità”.
Prevede tutto, insomma. Tranne una cosa: la situazione a dir poco scandalosa e sconcertante in cui versa la necropoli di Norchia.
Non si può chiudere l’Anno de gli etruschi – I pirati della bellezza con Norchia distrutta e la gran parte dei siti archeologici della Tuscia dimenticati. Dedicheremo questo ultimo mese e mezzo a tentare di salvare i nostri siti archeologici. Non solo Norchia, quindi. Dedicheremo questo ultimo mese e mezzo a chiedere a tutti, dal ministro Franceschini all’ultimo sindaco, di fare il proprio dovere.
Daniele Camilli
Carlo Galeotti





