Viterbo – “Se quelle placche fossero state perfette non si sarebbero rotte”.
E’ lapidario il consulente dell’accusa, ingegner Paolo Bacchiarri: secondo la sua analisi le placche per il trattamento delle fratture impiantate a due pazienti di Belcolle si sono rotte perché erano difettose. Non c’è altra spiegazione, secondo l’ingegnere, perché altrimenti non si sarebbero sbriciolate, costringendo i due pazienti a entrare e uscire dall’ospedale, con una riabilitazione durata anni.
“Certi difetti non sono accettabili, in questo tipo di prodotto”, rincara la dose un collaboratore dell’ingegner Bacchiarri, ascoltato anche lui ieri mattina al processo per lesioni al direttore della multinazionale. Entrambi hanno escluso che la rottura sia imputabile a sforzi dei pazienti o a un uso prolungato delle placche, come aveva affermato invece il consulente della difesa ascoltato alla scorsa udienza. “Se sono perfette non si rompono neanche se usate a lungo”.
A mettere in moto le indagini, la denuncia dei due pazienti, costituiti parte civile al processo per il calvario subìto dopo semplici fratture.
Per uno, la prognosi complessiva è stata di due anni. Si era rotto radio e ulna dopo un incidente sul lavoro, a fine 2008. Le placche in titanio gli erano state applicate dopo un primo intervento chirurgico a Belcolle. A quello, seguono altre due operazioni. In quindici mesi la placca si rompe due volte: i medici sono costretti a risolvere con il chiodo.
All’altro paziente la placca si è spaccata una volta sola, ma la convalescenza ha tempi biblici. Nell’agosto 2010, si frattura tibia e perone a seguito di un incidente stradale. La prassi è la solita: operazione e placche. Ma cinque mesi dopo, mentre è in piedi in giardino, sente un dolore acuto alla gamba sinistra. Quella della frattura. Dalle lastre emergono chiaramente la rifrattura e la placca rotta. Ai quaranta giorni di prognosi iniziale se ne aggiungono altri sessanta. Anche per lui, nuova operazione e chiodo alla tibia. Con disavventure ulteriori, perché la ferita si infetta, comportando un terzo intervento chirurgico. A distanza di quattro anni zoppica ancora e ha problemi a camminare, oltre ad aver perso il lavoro.
Ad aprile, continueranno a parlare i testimoni.
