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Sgominata la banda dei rapinatori mascherati

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Operazione The Mask - I rapinatori in azione e a fianco la maschera

Operazione The Mask – I rapinatori in azione e a fianco la maschera

Operazione The Mask - Le immagini dei rapinatori in azione

Operazione The Mask – Le immagini dei rapinatori in azione

Operazione The Mask - Le immagini dei rapinatori in azione

Operazione The Mask – Le immagini dei rapinatori in azione

Operazione The Mask - Le immagini dei rapinatori in azione

Operazione The Mask – Le immagini dei rapinatori in azione

Operazione The Mask - Le maschere sequestrate

Operazione The Mask – Le maschere sequestrate

 

Operazione The Mask - Tutto l'occorrente per le rapine in banca sequestrato dai carabinieri

Operazione The Mask – Tutto l’occorrente per le rapine in banca sequestrato dai carabinieri

Operazione The Mask - La conferenza stampa per illustrare le indagini

Operazione The Mask – La conferenza stampa per illustrare le indagini

Il colonnello Mauro Conte

Il colonnello Mauro Conte

Operazione The Mask - Bastone e taglierino sequestrati dai carabinieri

Operazione The Mask – Bastone e taglierino sequestrati dai carabinieri

Viterbo – (s.m.) – Maschere per coprire il viso. Colla sulle dita per non lasciare impronte.

Erano professionisti delle rapine i cinque arrestati dai carabinieri di Viterbo per una serie di colpi messi a segno dall’estate all’autunno 2015. Il sesto uomo, ancora a piede libero, ha le ore contate. 

L’hanno chiamata (non a caso) operazione The Mask (video: i rapinatori mascherati in azione – l’operazione dei carabinieri – fotocronaca – slide).

Vasanello, Narni, Nepi. Tre banche svaligiate in tre mesi per un totale di oltre cinquantamila euro. E una strategia che, almeno per un po’, gli aveva garantito l’impunità.

Era sempre una psicologa, arrestata e compagna di uno degli arrestati, a recarsi sugli obiettivi per i sopralluoghi: fotografava la banca, visionava le posizioni di banconi, casseforti e telecamere, prendeva nota del numero dei dipendenti e relazionava la banda. Le macchine erano affittate o rubate; le targhe occultate per non lasciare tracce. E poi, l’armamentario di parrucche, maschere in gomma e bastoni per minacciare i dipendenti, puntualmente rinchiusi nel bagno della banca. 

“Un’indagine tutt’altro che semplice – spiega il comandante provinciale, colonnello Mauro Conte -. Si tratta di rapinatori incalliti. Professionisti. Tutti romani. Uno figlio di un componente della banda della Magliana”.

Il primo colpo è del 22 luglio, all’Unicredit di Vasanello: 18mila euro rubati. 8mila il 24 agosto alla banca di Spoleto di Narni. E, infine, 13mila euro portati via da una banca a Nepi il primo ottobre. Altre tre colpi erano in preparazione tra le province di Viterbo e Perugia. Colpi sventati dopo aver passato al setaccio i filmati delle telecamere di sicurezza e individuato le auto per la fuga.

Subito dopo la rapina a Narni, i carabinieri riuscirono a bloccare due rapinatori a Fiano Romano dopo un inseguimento partito da Orte. Furono arrestati in flagranza. recuperato il bottino. Sequestrate le maschere e gli abiti: uno dei rapinatori aveva ancora addosso la chiave del bagno in cui aveva rinchiuso i dipendenti.

Stamattina all’alba, il blitz di sessanta uomini dell’Arma, con le unità cinofile da Ponte Galeria, il nucleo investigativo del capitano Martufi, la compagnia di Civita del maggiore Anna Patrono e il nucleo operativo radiomobile civitonico del tenente Simone Vecchiarello. Perquisizioni nella Capitale tra i quartieri Magliana e Prenestino, con i militari arrivati fino a Tivoli e Morlupo per setacciare i covi della banda. 

Uno degli arrestati si era rinchiuso nel cassettone del letto con il suo cane dobermann per sfuggire alla cattura. Su di lui pendeva un mandato di arresto europeo sempre per rapina. Pensava di essere al sicuro a casa della compagna: non immaginava che la compagna, psicologa, era ricercata anche lei dai carabinieri viterbesi.

Le sei ordinanze di custodia cautelare in carcere, chieste dal pm Stefano D’Arma, sono state emesse dal gip di Viterbo Salvatore Fanti. Rapina aggravata, sequestro di persona, ricettazione, furto e danneggiamento i reati contestati.

Gli arrestati sono tutti rinchiusi a Regina Coeli. Solo la donna è a Rebibbia.
Alcuni stavano facendo lavori di pubblica utilità per scontare vecchie condanne. Secondo i carabinieri, sono tutti pluripregiudicati. Uno ha precedenti anche per tentato duplice omicidio ed evasione.

“Abbiamo ricevuto il plauso di prefettura, procura e comando regionale e generale dell’Arma per questa operazione – conclude il colonnello Conte -. Se le batterie in trasferta dalla capitale pensano che la Tuscia sia facilmente aggredibile hanno sbagliato indirizzo. Non siamo vulnerabili. Viterbo non è terra di conquista. E questo pendolarismo criminale non funziona. Lo dimostra il fatto che dalla prima rapina messa a segno da quando sono qui, quella di Bassano Romano, abbiamo identificato quasi tutti i rapinatori, assicurandoli alla giustizia”. E’ proprio il caso di dire: smascherati.


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