Viterbo – C’è la Isa sotto i riflettori del maxiprocesso Asl.
L’ex patron dell’azienda informatica viterbese Alfredo Moscaroli è tornato in aula, ieri. E ha voluto parlare di nuovo.
La sua azienda avrebbe sborsato tangenti dagli anni Novanta per accaparrarsi commesse dalla Asl. Lo ha dichiarato lui stesso per tre udienze consecutive, parlando da testimone al miniprocesso parallelo incentrato sulle mazzette dalla Isa ai dirigenti delle Asl di Rieti e Roma H (martedì la sentenza). Nel maxiprocesso Asl, Moscaroli è tra i 29 imputati.
“In tutta la mia gestione ho voluto trasparenza totale – spiega -. Tutti i soci erano al corrente del ricatto che avevo subìto. Un rifiuto da parte nostra significava chiudere: la Asl rappresentava il 40-50 per cento del nostro fatturato. Sui software della Asl lavoravano tanti dei nostri dipendenti e io non ho mai licenziato nessuno”.
Moscaroli è l’autore del famoso “memoriale” scritto in carcere dopo il suo arresto, nel dicembre 2009: pagine fitte in cui raccontava di un sistema cronicizzato e incancrenito in cui pagare mazzette era la regola, se si voleva lavorare con la pubblica amministrazione. In Isa c’erano dei fondi neri appositamente destinati alle tangenti: soldi letteralmente nascosti sotto una mattonella in ufficio autotassando i dipendenti per le auto aziendali.
“Ricevevo messaggi subliminali e non – continua Moscaroli -: i rinnovi dei contratti avvenivano due tre giorni prima della scadenza. I giornali hanno parlato di ‘metodo Isa’, ma la realtà è che il ‘metodo Isa’ era usato ancor prima che la Isa avesse rapporti con la Asl di Viterbo. A differenza di altri, che sparavano prezzi astronomici a fronte di servizi scarsi, noi lavoravamo onestamente e professionalmente. Se c’era un guasto di qualsiasi genere, entro due ore risolvevamo il problema”.
Nessuno sciacallaggio: “Non siamo di quelli che si sfregano le mani quando arriva il terremoto all’Aquila”. Per Moscaroli era più una questione di sopravvivenza. Anche se ogni giorno diventava più difficile tra le tangenti mensili e la parentopoli dei contratti fittizi alla moglie di Tizio o Caio. “Non era più possibile andare avanti in quella maniera. Essere sempre sotto scacco”.
Insieme al suo avvocato Bruno La Rosa viene a sapere oggi in udienza che i contratti tra la Asl e la Isa sono passati anche al vaglio della Corte dei conti, che ha chiesto l’archiviazione.
Davanti al rinnovato collegio dei giudici, con il civilista Giacomo Autizi al posto del gup Stefano Pepe, ieri mattina, hanno sfilato i soci Isa e alcuni dei testimoni già ascoltati. A uno è stato chiesto se aveva mai sentito parlare in Isa di finanziamento ai partiti: “Una volta si presentò un signore della Margherita, portando una ricevuta da 15mila euro. Altro non so”.

